Noir sul tango, vicende vere e verosimili legate al gotan, risali la corrente degli episodi
E mi fumo un’altra sigaretta, prima o poi smetto. Certo che combinazione ho trovato quella locandina al pub proprio sul tango: associazione culturale OngantangO via degli Alabardieri, 15 lezione gratuita principianti assoluti ore 19.00. Vediamo dove si trova questa scuola OngatangO, 23, 21 un bar, niente caffè già presi a sufficienza oggi, 19, 17, 15 ecco. Pugliese, Ahmed, Eliotropos, OngatangO e suoniamo.
-Sì?
-Sono Dalbino ho chiamato oggi per la lezione di tango?
-Al seminterrato scendere le scale a destra.
Il cortile interno e’ fresco, un po’ umido, chissà che fresco d’estate, certo che potevo convincere quella nuova arrivata da Terni, ma si meglio così almeno non sono sempre nell’ambiente d’ufficio. Le scale, consumante da almeno cinquant’anni di frequentazioni, il mozzicone di sigaretta che viene proiettato dal terzo gradino fino al cortile, sul cui selciato atterra emettendo un filo di fumo. In cima alle scale sulla destra una porta e un campanello vecchio come le scale e il palazzo, un semplice bottone, dal cui il filo elettrico parte per insinuarsi nell’intercapedine della porta di legno verniciata più volte con toni sempre più cupi di marrone.
Allo scampanellio la porta si apre senza rumore, non c‘è lo scatto dell’interruttore elettrico, ed infatti c’è una ragazza dagli occhi verdi.
-Ciao Benvenuto!
-Ciao!
-La lezione comincia tra 10 minuti, se vuoi puoi cambiarti nella stanza lì a sinistra.
-Cambiarmi? No non sapevo che ci volesse un abbigliamento particolare.
-No, niente vi spiega tutto la maestra, puoi accomodarti nella sala, sei da solo?
-Sì.
-Ah bene, ci sono un paio di donne sole, perfetto.
Una sala grande, col parquet, pareti bianche e specchi, le spalliere ad una parete e la barra da danza sull’altra, due grandi finestre col davanzale profondo come le generose mura del palazzo. Ci sono altre coppie che parlano tra di loro e poi due ragazze senza partner. Me ne sto in disparte, vado a vedere lo stereo, un vecchio modello di lettore cd e un amplificatore ancora più vecchio, una pila di cd con e senza custodie torreggia malferma sul bordo del piano di appoggio.
Entra una ragazza, no, è più grande avrà almeno 40-45 anni. Capelli neri lunghi, mossi, e con lei un uomo di circa 30 anni ha un pallore cadaverico che contrasta con il colorito un po’ indio di lei. Ci saluta con uno strano accento sudamericano. Tutti in circolo.
-Come mai volete imparare il tango, cosa sapete tango.
Nessuno fiata.
-Dai parla tu- e indica me.
-ma io veramente...-mica le posso dire che è per un’indagine- ho conosciuto una persona che balla e mi ha incuriosito, poi ho visto la locandina e ho deciso di provare.
-Bene, e tu che hai alzato la mano- è una delle ragazze senza il tipo, una magra nè bella nè brutta.
-Io ho visto uno spettacolo la settimana scorsa, voglio imparare a ballare come loro.
- E tu?- indica uno di circa 30 anni con una giovane donna molto carina a fianco
- Veramente mi ci ha portato lei- e indica quella che deve essere sua moglie.
Risate generali.
- Voi adesso ridete- fa la maestra – ma spesso si comincia così per caso, portati da qualcuno e poi si si appassiona-
Il tango è una danza popolare che nasce en Buenos Aires, nelle città del Rio de la Plata, alla fine del 1800 primi del 1900. Si dice che sia nato nei postriboli. A quel tempo in Argentina arrivano molti emigranti dall’Europa: italiani, spagnoli, tedeschi, polacchi. Oltre il sessanta percento della popolazione era di uomini. La prostituzione era un grande business e si cominciarono a richiamare donne. Nei bordelli c’era una sala d’attesa e per un peso si poteva ballare con una donna, magari non c’erano soldi per altro. Nacque una musica e un modo di ballare che mescolava le origini, le aspirazioni, la nostalgia di tutte quelle popolazioni bianchi, neri, europei, americani lontani dai loro luoghi di origine. Fu un crescendo, prima quasi ci si vergognava di questa musica e di questo ballo, poi quando fu portato a Parigi a Nuova York e divenne famoso ci fu la corsa a chi rivendicava la paternità del baile popular, nato per caso nelle strade e nei bordelli. Argentina o Uruguay ? e chi può dirlo. A un certo punto tutti ballavano tango, grandi ballerini andavano a insegnare il tango negli Stati uniti e in Europa pagati profumatamente, grandi autori componevano musiche bellissime. Vale, dai iniziamo.
Questa donna crede in quello che fa, mi piace che racconta cosa c’è dietro.
-E allora- indica di nuovo me- quegli stivali non vanno bene, la cosa migliore è comprare le scarpe da tango o da ballo, è importante. Il piede deve ser a contacto diretco con il suolo, e poi ci sono molti momenti in cui i piedi dell’uomo e della donna se sfiorano, se toccano e con scarpe non adatte ci si può far male. Per cominciare se non volete comprare subito le scarpe, portate dei calzettoni spessi e per lo studio vanno bene.
Lo studio? Questo è un ballo che si studia!
- E allora, la base de tutto è caminare, paseo. Ora mettiamo la musica e camminiamo a tempo tutti alle mie spalle in fondo alla sala.-
Insomma si cammina prima le dita poi il metatarso, dice che deve essere una camminata naturale, poi il tallone. Quando il piede incontra l’altro per portarsi in avanti il tallone deve sfiorare l’altro tallone. Sembra facile. Non lo è. Eppure camminiamo tutti i giorni. A tempo, lo perdo, mi concentro sulla maestra. Davanti a me c’è chi porta il piede davanti all’altro come se camminasse su una trave immaginaria. Forse devo così. No, la maestra lo vede e ripete di camminare in modo naturale senza esagerare, non è una sfilata.
-Bene adesso, si cammina all’indietro: nel tango l’uomo cammina sempre o quasi in avanti e la donna all’indietro. Ma è un esercizio utile per tutti. Mettiamoci in fondo alla sala. Sempre a tempo.
Macchè, è ancora più difficile, all’indietro sempre sfiorando il tallone con tallone, stendendo la gamba.
-Bene, bene adesso proviamo in coppia. L’uomo cammina in avanti e la donna indietro. Tenendosi per le braccia. Mantenete le braccia lungo il corpo rigide. L’uomo deve trasmettere il movimento e la donna deve opporre una certa resistenza ma andare indietro.
Proviamo, la signora con cui sono di fronte avrà sessant’anni, un po’ in sovrappeso, ma ha l’aria simpatica, segue con attenzione. E si comincia a spingere, anche questo sembrava facile, ma non lo è. Ci sbilanciamo ad ogni passo, destro-destro sinistro-sinistro, una specie di animale a due teste e quattro gambe che sta imparando a camminare.
-Benissimo, muy bien. Per oggi va bene così, domande?
Un attimo silenzio pensoso e poi la ragazza che si era innamorata del tango a vedere una esibizione - Quanto tempo ci vuole per imparare a ballare.
- Dipende, in Argentina se vai a lezione tutti i giorni e tutte le sere vai a la milonga, il posto dove se baila è la milonga, una persona normale può imparare in un mese.
Qui si fa una lezione alla settimana, la cosa è lunga e impegnativa, qualcuno fa la faccia stupita qualcuno è perplesso. Mi piace, sì mi piace è una cosa seria ci vuole impegno, io la facevo facile, per l’indagine chissà, l’indagine, e chi se la ricordava più.
- Vieni Andrea – il bianchissimo assistente- balliamo un altro tango.
E iniziano sul brano che usavamo per cercare di andare a tempo. E’ vero sembrano camminare, ma girano, si incrociano, sembra facile. Finisce il brano, applaudo, applaudiamo. Mi informo sulla prossima lezione e su dove comprare le scarpe. Resterei a parlare con la ragazza dagli occhi verdi all'ingresso, ma si è fatto tardi, tanto la prossima settimana c'è altra lezione...
-Buongiorno, l’ispettore Dalbino?
Un commissariato di polizia in un palazzo dei primi del Novecento, ristrutturato, ma gli interni rispettano gli infissi originali, certo stonano un po’ quegli scaffali grigi e quelle scrivanie con le pareti in lamiera e i piani in linoleum.
Dalla guardiola dell’ingresso l’agente mi risponde:- Lei è il signor?
-Emiliano Roncisvalle, l’ispettore mi ha convocato per oggi.
-Un attimo- prende il telefono- Ispettore c’è Roncisvalle, dice che l’ha convocato Lei? Sì, va bene ispettore.
- Seconda porta a destra.
Le nocche sul vetro, - permesso?
-avanti!
-Buongiorno sono Emiliano Roncisvalle!
-Piacere Ispettore Carlo Dalbino e il sovrintendente Nicotra.- un uomo sui trent’anni il primo e oltre i cinquanta il secondo, capello scarmigliato e pancia che preme sui bottoni della divisa quest’ultimo, asciutto e abbronzato ma giallino il primo- Allora, signor Roncisvalle, ha un documento? Così sbrighiamo le formalità.
- La patente.
- Ah siamo dello stesso anno, di Palermo? E che ci fa qua.
- Ci lavoro. Mi occupo di gestione di servizi turistici, in particolare organizziamo tour di trekking e turismo naturalistico.
-Cosa mi racconta della notte del 16 maggio?
-Ero con Chiara Mancini, tornavamo da Catania, dove eravamo andati a ballare.
-In discoteca?
- No in milonga, balliamo il tango.
- Il tango?
- Sì il tango.
- Bene continui.
- Dopo Acireale abbiamo visto un uomo che barcollava sulla corsia d’emergenza. Allora ci siamo fermati, ci siamo resi conto che era uno che conosciamo di vista. Sono sceso e gli ho chiesto se aveva bisogno di aiuto. Poi ha perso i sensi, è caduto ed abbiamo chiamato il 118.
- Ah, quindi non era con voi in macchina.
- No!
- E come è che lo conoscete?
- Era alla milonga quella sera, e poi è uno dell’ambiente del tango. Non lo so come si chiama.
- Non sa come si chiama.
- Il suo soprannome è “Rummulo”
- Cosa è questa storia del soprannome?
- Quando si va a ballare tango i nomi non sono importanti, cioè spesso non ci si presenta, si balla e basta, ma per identificare le persone vengono fuori dei soprannomi. Alcuni hanno molti soprannomi ma quel signore è Rummulo, perché si lamentava sempre.
- Allora ricapitoliamo, lo avete visto alla milo..nga, poi tornando lo avete incontrato sull’autostrada. Non è che gli avete dato un passaggio, poi si è sentito male e avete armato la farsa?
-Ma Ispettore, che dice? Abbiamo visto uno in autostrada che barcollava e ci siamo fermati per dare una mano. Dopo ci siamo accorti che lo conoscevamo, noi non sappiamo niente su cosa ci facesse in autostrada a piedi!
- Si calmi Roncisvalle, non c’è bisogno di agitarsi.
- E chi si agita, ripeto l’ho visto in milonga alcune volte, ma non so nulla di questo tipo.
- va bene così Roncisvalle, si rilegga il verbale e lo firmi, resti a disposizione.
- Ispettore, la posso fare io una domanda?
-Sentiamo.
-Ma come è finita a “Rummulo”, dopo che l’ambulanza l’ha portato via noi ce ne siamo andati.
- E’ morto.
-Minchia! Oh scusi ispettore.
-Commissario permesso?
- Avanti.
Nella stanza del commissario Francesca Lenino oltre ai calendari della Polizia e dei CC appesi di traverso, spiccano alcuni trofei del suo non lontano passato di surfista.
-Allora Dalbino, cosa è venuto fuori.
-Dottoressa la storia mi puzza, è il secondo morto in un mese nello stesso ambiente.
-Che ambiente?
- L’ambiente del tango.
-Del tango?
-Sì, sono persone che ballano il tango argentino, ancora ne so poco ma è gente che va a ballare tango e si conosce di vista, spesso si chiamano con dei soprannomi. Ah era quella sera in milonga, e questo mi fa sospettare, inoltre non è il primo morto nell’ambiente.
-Quale morto?
- Uno a Reggio due mesi fa e questo a Catania? Due morti strane specialmente questa del tipo da solo in autostrada, dall’autopsia è venuto fuori che era imbottito di cocaina-
-E’ morto di overdose?
-Macchè crisi allergica che si è evoluta fino al blocco respiratorio e poi cardiaco, certo la cocaina forse ha contribuito, ora la scientifica sta facendo delle altre analisi e sta indagando per capire di che allergie soffrisse.
-Sì intanto vediamo da chi si riforniva di cocaina, e come ha fatto a rimanere a piedi in autostrada.
-Commissario, posso prendere delle lezioni di tango?
-Dalbino, ma che hai voglia di babbiare?
-Ma no Dottoressa, secondo me bisogna capire come funziona un pochino questa storia delle milonghe, di sta gente che se ne va ballare e si conosce solo di vista.
- Dalbino con la rosa in bocca che balla tango! Ma finiscila cerca lo spacciatore piuttosto!
-E se prendo le lezioni nel tempo libero?
-Fatti tuoi, cerca lo spacciatore!
Una strada privata, accanto al distributore di carburante. Il cartello avverte che i posti sono esclusivamente riservati ai condomini. Una porta rivestita di similpelle trapuntata verde scuro è malamente illuminata. Scuola di danza, in ottone lucido.
Proviamo ad aprire. E’ aperto, un disimpegno e un’altra porta di fronte, chiusa. A destra una aperta, la sala. All’inizio un tavolo con una signora bionda, portabiti addossati alla parete fino al soffitto. A sinistra il parquet lucido, chiaro, vasto, tavoli e sedie lungo la parete. Negli angoli opposti la console del musicalizador e il bar.
Doveva essere uno stabilimento, una fabbrica, è enorme, il soffitto è tanto alto che si potrebbe giocare a pallavolo. Alle pareti quadri, no sono fotografie. Fotografie di maestri in esibizioni. I tavoli sembrano liberi in massima parte, ma i più recano un biglietto che riporta con grafia sbrigativa “riservato”. Ecco alcuni amici: siamo allievi della stessa maestra. Prendiamo posto. Ognuno estrae le scarpe dalle sacche che recano numeri di telefono di Buenos Aires e uno strano odore di vernici.
Il maestro è già arrivato ma non è in sala, si percepisce l’attesa e la tensione. Per alcuni è il tango stesso per altri, alcuni sono scettici ma che vorrà dire “tango senza passi”.
Eccolo in fondo alla sala, un uomo magro che sembra più alto di quanto non sia. Incede non cammina, camicia e pantaloni da taglio classico, rigorosamente in nero. Spiccano le scarpe lucide e l’anello il cui oro circonda una pietra nera quadrata. E la maestra, molto giovane, anch’essa si distingue per il portamento e un’onda di capelli castani sciolti, fluenti. E’ magra ma muscolosa di danza, il ventre piatto sottolineato dall’abito nero aderente.
Gli applausi, un po’ timidi, danno il benvenuto quando uno che era vicino all’ingresso prende la parola: -Diamo il benvenuto al maestro Carlos Gavito e Maria Plazaola-.
L’applauso si fa scrosciante. Gavito con un cenno con la mano e scuotendo un po’ la testa invita a smettere: - Buona sera, espero compriendes español? sono molto contento di essere a Italia in questa bella città. Siamo qui per el tango e allora iniziamo. Ponemos dos tangos y bailamos. Si capisce-
Insomma balliamo noi e Gavito ci osserva, un grande professionista che osserva dei dilettanti impacciati e intimiditi. Io mi concentro sulla musica e su Ines con lei abbiamo partecipato a più di uno stage, c’è un gran feeling e siamo molto amici, è sempre divertente ballare con lei.
E’ un tango che non conosco forse di D’Arienzo . Non siamo i soli ad essere impacciati. Gavito si avvicina e mi dice di alzare la testa, di stare dritto col busto, con le mani modifica la mia postura.
Ad un altro dice un’altra cosa, ma sono troppo concentrato su quello che mi ha detto per prestare attenzione su quello che mi accade intorno. Maria controlla e corregge le ragazze.
Finisce il tango e Gavito:- Uno mas.
Ne inizia un altro, lo conosco ma non ricordo né il nome n’è l’autore, sembra sempre dell’epoca d’oro del tango della guardia vieja. Ancora suggerimenti coppia per coppia. Interrompe la musica.
- El tango es…
Si sente un vociare in fondo alla sala, sembra un alterco un po’ strozzato. Tutti si girano. La coppia appena entrata smette di discutere, vanno subito al tavolo più vicino e si cambiano le scarpe.
Gavito è infastidito, ma riprende il filo dei suoi pensieri e ricomincia:
- el tango es energia, una energia interior, che si sente che si vede. Quando vado in milonga yo dico yo baile, io ballo! Se non sento questa energia è inutile andare a la milonga, sto a casa.
Ha il viso magro, sofferente, ma da come si muove si avverte quell’energia. Ed ecco abbraccia Maria e iniziano le note del tango di prima. Apertura, un passo, un singolo passo che riempie lo spazio. Maria segue quei movimenti aggiungendo grazia e presenza fisica. Le note sono sottolineate da movimenti precisi, misurati, facili, lineari, naturali. Alla fine del brano il silenzio è spesso, tangibile.
Gavito lo frange: -Visto? Sentite il tempo? Chi ha detto che per ogni battuta si deve fare un passo? Che significa? Se così fosse potremmo prendere tutti i cd de ciento aňos e buttarli, e balliamo con i tamburi. Mira
Lo dimostra con lo stesso brano. Ne viene fuori una interpretazione piatta ma armonica, chissà in quanti ci accontenteremmo di quella “banalità”. Poi di nuovo il “suo” tango fatto di dinamiche dei due corpi, aderenti tra loro e alla musica. Inconsuete barridas, caleçitas, luomo gira intorno alla donna, poi molinos in cui è la donna a girare intorno all’uomo. Sembra ancora più semplice, più naturale, senza sforzo. Fluiscono dentro le note di quel tango sconosciuto. Tutti, ancora a guardare, a osservare. Quello sembra concentrato ai movimenti dei piedi, la ragazza in jeans aderenti sembra registrare ogni adornos di Maria.
E il maestro ci sorprende ancora una volta, e decide che dobbiamo camminare.
Proprio dietro di noi con inconfondibile accento etneo:- Ma chi vinnimu pi caminari? Ma cu je’ chistu?
E’ quello che era entrato litigando in ritardo allo stage, ed eccolo di nuovo a distrurbare.
-Avete mai visto i cammelli ballare tango? E allora poque caminas asì?
Ed imita una ondeggiante andatura.
Tante lezioni eppure appena si tratta di camminare, ecco un branco di impediti. Ma nessuno desiste, ognuno si impegna ancora di più.
Incredibile ha scomposto una delle dinamiche eseguite in tante piccole sezioni e le ha fatte rifare a ciascuno. Riesce più o meno a tutti, sembra distante il momento che non sembravamo in grado di camminare.
Ora la mostra di nuovo segno che la lezione è al termine. Di nuovo disegnano traiettorie sul pavimento, suggerimenti delle note. Eleganza ed energia.
Appena scemano gli applausi raccomanda: Energia si no tienes energia, no tienes nada. Applausi ancora, e il solito personaggio:-Ma chi lezione fu, senza capiri nenti, ma manco uno che traduce?
- dai lascia stare
- Ma chi lassu stari! Una lezione a camminare come un principiante.
Il giovane uomo che prendeva le presenze della lezione successiva, resta sorpreso dal diretto attacco che viene dall’ombra del vulcano.
- Ma che dice, il maestro decide…
- Chi decide? Io paavu chi soddi!
- Mi scusi, dobbiamo iniziare l’altra lezione, si accomodi in segreteria.
- Lo sai come lo chiamano quello a Catania?
- come?
- Rummulo? Si rummulo perché rummulia sempre Borbotta, non c’è volta che non abbia da ridire.
I episodio - Profumo di zagara
Sabato di metà maggio, 4 del mattino. In quel tratto dell’autostrada tra Acireale e Fiumefreddo,
Il profumo di zagara è intensissimo, dolce, quasi stucchevole, eccessivo. La notte, l'aria
pulita e umida fa si ché arrivi alle nostre narici mentre “Yo soy de San Telmo” ci accompagna dopo una noche de tango a Catania.
-Ah, sai che oggi... ieri pomeriggio sono andato a correre e a Castanea delle Furie un tipa curatissima con sigaretta pendula mi affianca con la sua classe A Mercedes e mi chiede: Scufi, mi fsa dive dove di trofvano le scuole di Cafstanea delle fuvie? - sembrava di sentir parlare Duffy Duck.
Risata cristallina di Chiara - Come parlava?
- Proprio come Duffy Duck con la lingua di pezza o la zeppola in bocca:- Scufi, mi fsa dive dove di trofvano le scuole di Cafstanea delle fuvie?
- E tu che gli hai risposto?
- Non lo so, mi spiace sono di passaggio! Ma secondo te uno sta correndo, in pantaloncini e canottiera, tutto sudato, può mai essere uno del luogo disposto a dare informazioni? Per quello è meglio uno a spasso col cane o dei ragazzi che bivaccano sulla panchina!
Ancora risate:- Emiliano, con te questo viaggio dura un attimo!
- Grazie, è un bellissimo complimento! Ed il secondo in poche ore!
- E quale era il primo?
- Uno bellissimo: una ragazza mi ha detto che le piace ballare con me perché si sente mi appassiono alla musica.
- Accidenti allora hai fatto davvero colpo.
- Macchè, il tango è il tango, sto cercando di applicare uno dei consigli della mia maestra che una volta disse:-In quei tre minuti chi avete tra le braccia, uomo o donna, è l‘uomo o la donna della vostra vita, finito il tango finito tutto. E penso che sia meglio così a volte vita e tango si incrociano ma è meglio che non avvenga troppo spesso.
L’autostrada è deserta, la cassetta invia la voce del Muto “Esta noche me boracho”, i fari della Ford Fiesta del ’93 illuminano la notte. Ma lì sulla destra una sagoma barcollante sulla corsia d’emergenza, è un uomo che zoppica, cade.
Frenata, freccia, accosta, luce d’emergenza, i fari su quell’uomo. Straccia la busta del gilet ad alta visibilità, lo indossa:- Ma questo lo conosciamo era alla milonga questa sera, ti ci hai anche ballato!
Esce dalla macchina, quello a terra ha il viso gonfio, rosso, le vene alle tempie si vedono pulsare: - Ma che hai? ti senti bene? Che ci fai qui?
-Vattene, vattene, no, no, lasciami in pace.
-Ma che dici, stai male, da solo a piedi in autostrada. Dimmi che ti senti, dai ti portiamo in ospedale
- No, non voglio niente, vattene.
E da bocconi che era si affloscia come un sacco di iuta vuoto.
- Presto, Chiara chiama il 118! Questo sta male.
118 sul cellulare che si illumina, due squilli
-Pronto il 118?
-Centrale Operativa 118, prego.
- Siamo sulla Catania Messina, c’è un uomo che è svenuto sulla corsia d’emergenza!
- Calma e prima di tutto mi dia le sue generalità e il numero da cui chiama.
- Chiara Mancini, telefono dal 3267889134, abbiamo appena superato, Emiliano dove siamo?
- Passami il telefono ci parlo io.
- Pronto mi chiamo Emiliano Roncisvalle, abbiamo da poco superato l’uscita di Acireale.
- In direzione Catania o Messina? Siete coinvolti nell’incidente?
- Ma non c’è stato nessun incidente, questo signore barcollava sulla corsia d’emergenza, era da solo. Stiamo andando a Messina, abbiamo passato l’uscita di Acireale da meno di 10 km.
- Allora mi dica come sta l’uomo, è cosciente, respira?
- Era cosciente fino a un minuto fa poi si è accasciato, ma respira.
Emiliano mette due dita sulla giugulare:- Questo ha il cuore che gli batte all’impazzata ha la febbre altissima.
-Ok vi mandiamo un’ambulanza, voi restate lì, non vi muovete.
-E chi si muove, ma fate presto questo sta malissimo.
-Emiliano, che facciamo, ho paura!
-Niente, aspettiamo che arrivi l’ambulanza e controlliamo che respiri e che il cuore gli batta, ora lo mettiamo sul fianco.
- E se lo portassimo in ospedale?
- Orami abbiamo chiamato il 118, ci mandano l’ambulanza, sapranno loro cosa è meglio.
- Madonna che situazione!
- Siediti e cerca di rilassarti, più di quello che stiamo facendo non si può fare.
E intanto il cuore batteva all’impazzata, Emiliano cercava di ricordare i rudimenti di pronto soccorso che gli avevano impartito pochi mesi fa al corso di pronto intervento seguito in ufficio: controllo delle vie aeree, che fosse messo sul fianco meno che lesioni sconsigliassero di muoverlo. Qua di lesioni non ce ne sono, camminava, la bocca è aperta, respirare respira, il cuore batte all’impazzata, brutto segno ma batte.
L’atmosfera è irreale, da film, con le luci arancioni d’emergenza che illuminano intermittenti i catarifrangenti dei guarda-rail, qualche rara macchina sfreccia veloce senza fermarsi, muove l’aria profumata di zagara, troppo profumata.
Ecco in lontananza la stessa aria squarciata dalle luci dei lampeggianti blu e dal suono delle sirene. Arrivano finalmente un’ambulanza e una volante della stradale.
Scendono nel frastuono con gli abiti che si illuminano colpiti dai fari, sagome scure nella luce dei fari.
-Allora che è successo? – seccamente l’agente, mentre due dall’ambulanza corrono verso l’uomo a terra, portandosi la barella.
- Stavamo percorrendo l’autostrada quando l’abbiamo visto barcollare a bordo strada e ci siamo fermati.
- Allora l’avete visto cosciente- fa uno dell’ambulanza- vi ha detto qualcosa?
- Ha detto di lasciarlo in pace, ci ha detto di andarsene e poi è accasciato.
- OK, venite mi dovete lasciare le generalità e dobbiamo scrivere il verbale- con tono più gentile l’agente di prima, l’altro si occupa di fare scorrere i curiosi che ora rallentano fino a quasi fermarsi.
- Mi favorisce i documenti?
- Sì …
- Presto presto, non c’è più il polso, porta di defibrillatore, dai sbrigati! Sbrigati!