Noir sul tango, vicende vere e verosimili legate al gotan, risali la corrente degli episodi
X episodio – Ancora all’orchidea scarlatta
Francesca Lenino si avvicina con il suo passo vagamente androgino, ha ancora il tallieur di questa mattina: - Ciao Carlo!
-Dottoressa! Ma che ci fate qui?
- Non mi dire nulla, al ristorante hanno visto che si ballava tango, deve essere un’epidemia, hanno voluto che li portassi qui.
- Hola, Alvaro Rodriguez – fece con tranquillità un uomo sui cinquant’anni, brizzolato, i capelli lunghi sulla nuca.
- Carlo Dalbino, … piacere
- Pedro Galvani, mucho gusto.- circa quarant’anni portati maluccio, una giacca con le spalle troppo larghe per essere di moda, si guardava intorno
- Es una decubierta, en Italia tambien se baila el tango!- e aveva gli occhi che gli brillavano, come un bimbo col regalo nuovo.
- Mi capisce se parlo italiano?- fece Dalbino lasciando molto spazio tra le parole.
- Claro te entiendo-
- E’ di moda, ma non sapevo che in Uruguay ballavate il tango?-
- Hombre, el tango no es argentino!- Rodriguez si fece serio- el tango es del Rio de la Plata, de Uruguay, de Chile tambien, de muchos emigrantes blancos y negros. Es una mezcla de Europa de America e de Africa, ma non es solo de Argentina.
- E voi ballate?
- Claro que sì, dottoressa vamonos?
- Alvaro, no, no tiengo miedo, no se bailar- e nel frattempo si ritraeva
- Francesca, no te preocupe, es un paseo.
- No Alvaro, no puede ser.
Nel frattempo l’uruguagio dal nome campano, continuava a guadarsi intorno, si leva la giacca e la appoggia sulla sedia, il bordo del passaporto spuntava dal taschino della camicia, osservava le coppie ballare ma non le fissava e nel frattempo guardava la terrazza.
- Desculpame Alvaro, una otra vez, no quieto bailar.- ed agitava le mani a proteggersi da quell’invito.
- Esta bien, pero tiene que tomar classes de tango! –
Du du ci bu ci bu, Paolo Conte interrompeva il flusso dei tanghi, tra le coppie alcune andavano a sedersi ai tavoli, altre al bancone del bar, altre si scioglievano, altre ancora restavano in pista a parlare.
- Ma non eravate in una decina? – il tono confidenziale di Dalbino, tirò d’impaccio il commissario Lenino.
- Sì, a cena eravamo molti di più, ma questi hanno resistito al fuso orario e non c’è stato verso… sono voluti venire per forza qua. Piuttosto, tu che ci fai qui?- aveva ripreso il suo ruolo, e la sua tranquillità, sapeva di avere vacillato, ma di ballare non se ne parlava proprio.
- Dopo la lezione ero curioso, e poi mi sembrava una buona occasione per capire un pochino di più sull’ambiente che frequentava Alfio Zicchittella.-
- Bella scusa, tu e questo tango, certo che però è un bel posto! Gente elegante- era tornata pienamente in se.
Alvaro si avvia verso una signora il cui un vestito a tubino sottolineava forme abbondanti, lo spacco del vestito alla coscia era profondo, le gambe muscolose e le caviglie scattanti, le scarpe rosse con un tacco alto. La guarda fino ad incrociare il suo sguardo, un cenno del capo. Lei accenna un sorriso, leggero, sulle labbra rosse. E intanto riprende la musica ma non è un tango.
Anche Pedro si avvia alla volta di una ragazza alta, flessuosa, con calice di vino bianco in mano. Lo sorseggia con distrattamente. All’invito di quell’uomo sconosciuto, lascia il bicchiere sul tavolo, e prende la sua mano che la conduce sulla pista.
- Hai visto non hanno perso tempo, subito in ballo, quello Alvaro ha un grado che corrisponde al nostro commissario, mentre Pedro è di grado inferiore ma non ho capito bene, si occupano di narcotraffico a Montevideo- mentre spiegava alcuni dettagli al suo ispettore, il commissario Lenino si interruppe vedendo avvicinarsi un uomo abbronzato.
- Allora come va? Mi scusi, mi presento sono Emiliano-
- A sì dottoressa, la dottoressa Lenino, Emiliano Roncisvalle. E’ lui che ha trovato Zicchittella in autostrada- Dalbino era un po’ impacciato – vedo che non vi fermate quasi mai.
- E bhe quando c’è da ballare, non si riesce a resistere e poi le ragazze stanno mettendo un pezzo più bello dell’altro, vi piace- Emiliano trasudava divertimento.
- Devo ammettere che è una scoperta- Francesca Lenino era di nuovo in difesa, a studiare quel tipo abbronzato, già abbronzato che aveva la fronte imperlata di sudore, anche se la camicia nera non tradiva aloni in quella penombra.
- Chiedo scusa, Carlo posso dirti una cosa? – emiliano percepì che quella donna sua coetanea lo osservava con stupore e un po’ di disgusto.
- Certo dimmi pure- Dalbino ostentava sicurezza.
- Ti volevo presentare un’altra persona che conosceva ‘Rummulo’, quello Alfio, vedi quella donna col vestito a fiori in fondo che balla con quel tipo un po’ grosso?-
- La bionda con la coda di cavallo?
- Sì, proprio lei. Spesso l’ho vista agli stage con Rummulo…Alfio, forse ti può essere utile. Posso offrivi qualcosa da bere? Non siete in servizio?
- Certo, ma offro io- fece Dalbino
Al bancone del bar, c’era poca gente, la maggior parte ballava, la ragazza dai cui jeans a vita bassa da cui emergevano i petali di una rosa tatuata, fu subito di fronte a loro.
- Io… che vini avete? – La Lenino in realtà aveva mangiato bene e un bicchiere divino non sarebbe stato male
- Nero d’avola in purezza delle cantine Firriato, Fiammato delle cantine Miceli e un bianco dell’etna della Benanti- la barman
- Fiammato! – il commissario Francesca Lenino, non aveva dubbi
- Per me un moijito- sentenziò Dalbino, gli faceva ricordare la vacanza a Cuba
- E per voi? – mentre già pestava il limone con zucchero di canna e menta
- Io vorrei un succo ACE- completò Roncisvalle.
Dalbino fu lesto, si allontanò a pagare
- Sei amica di Carlo? – Emiliano cercò un tono neutro mentre sorseggiava il succo.
- Mmmh colleghi…- distratta dai profumi del suo bicchiere
- E le impressioni su questo luogo sul tango- vediamo se risponde ancora per monosillabi
- Un bel posto non c’è che dire. Il tango, non fa per me c’è troppa vicinanza.- certo che è un bel tipo, sicuro, molto sicuro.
- E’ questo il bello, questa intimità, il contatto- Emiliano, brandiva il suo succo di tre frutti. Mi fa un po’ impressione, ho visto i colleghi che ballano con persone sconosciute, ma come si fa a ballare con una persona di cui non si sa nulla, magari sudata – guardava dritto negli occhi Emiliano e scopri occhi nocciola chiarissimo che la fissavano- mi pare assurdo.
- Si provano sensazioni che non si riescono a spiegare, è come scoprire una persona ben oltre i classici canali ci relazioniamo- si fece serio Emiliano, concentrato- il ballo è esprimersi con il corpo-
- Continua a sembrarmi una cosa esagerata- ma continuava a non distogliere lo sguardo da quel viso abbronzato- forse tra marito e moglie o tra fidanzati, mi sembra che sia troppo contatto.
- Non è detto, non è detto. Il tango è sensuale, è intimo ma non è sexy, il sesso non c’entra. E’ un incontro tra due persone che si esprimono col corpo attraverso la musica, è una sorta di linguaggio.
- Detto così è interessante, vedo i colleghi che appena arrivati si solo lanciati in pista- distogliendo lo sguardo da suo interlocutore per cercare gli uruguagi vaganti nella pista.
- Ma quanta polizia c’è questa sera? – sorrideva Emiliano, quella donna era un po’ rigida, spigolosa, ma lo aveva guardato dritto negli occhi.
- Abbiamo degli ospiti, colleghi dell’Uruguay in visita. Hanno scoperto che si ballava e sono voluti venire.
- Lasciami indovinare, sono quel signore con la camicia un po’ pelato e l’altro brizzolato con i capelli lunghi.
- Come hai fatto a riconoscerli?- questa volta era stupita
- Facilissimo, non li avevo mai visti ed hanno uno stile personale.
- Davvero?
- Certo, guarda quello con i capelli lunghi, balla la milonga con uno stile antico, molto vicini e passi semplici, ma sempre a tempo, potrebbe fare ballare chiunque anche una principiante - a Emiliano - L’altro sembra avere più scuola, fa cose più complesse, ma è più difficile per la dama.
- Ma sei un maestro? – il vino l’aveva rilassata, e poi il fiammato con i sentori di frutta rossa, servito fresco, finalmente si rilassava dopo una giornata di traduzioni simultanee. . No non sono un maestro, mi piace osservare, si impara molto guardando gli altri.
IX episodio – L’orchidea scarlatta/2
- e allora che te ne pare?
- Molto intimo direi, sembra che vi conosciate tutti da un mucchio di tempo- parlava con fare distaccato – e lei come ha iniziato?
- Qua dentro tutti si danno del “tu”
- Va bene come hai cominciato?
- Per caso, ero in giro per Milano, una domenica di fine giugno circa tre anni fa, faceva già caldo. Un giro in centro tra San Babila e il Duomo. Non sapendo decidere se andare al cinema o meno. Ad un certo punto nei pressi delle messaggerie musicali si sente una musica. Vediamo un cerchio di persone. Molte biciclette appoggiate alle pareti della Galleria. Ci siamo avvicinati per vedere chi si esibiva. E in realtà oltre lo strato di folla che guardava c’erano almeno trenta coppie che ballavano. Uno strano carrello attaccato alla bici portava un batteria d’auto un stereo e un grosso altoparlante da cui usciva la musica al centro della sala. Quella gente ballava e ballava, per se stessa, senza curarsi di chi di guardava. Dopo un po’ sono montati in bici e si sono spostati da un’altra parte. Mi sono informato su dove si potesse andare a imparare e la settimana successiva ero già a lezione.
- Una sorta di folgorazione, di conversione sulla via di Damasco.
- C’è poco da prendere in giro, però direi di sì una folgorazione. Ma ognuno ha la sua storia, una battuta di un film molto famoso tra i tangheri è molto appropriata, al protagonista Pablo Veron, un ballerino argentino viene chiesto cosa gli ha fatto scegliere il tango. Lui risponde che è stato il tango a scegliere lui non il contrario.
- Allora c’è qualcosa di mistico!
- Sentiamo allora la tua motivazione per venire qui questa sera.
- Ho trovato un avviso alla scuola dove ho preso una lezione gratuita, e mi incuriosiva.
- Io pensavo che avesse a che vedere il caso di quel tizio morto in autostrada.
- A dire il vero sì speravo di trovare qualcuno che lo conoscesse meglio, per avere qualche informazione in più. Anzi se tu mi indicassi qualcuno potrebbe essere molto utile.
- Va bene, andiamo da quel lato della terrazza, c’è una persona che ti può aiutare. Si chiama, si chiama, non me lo ricordo.
Solo le luci artificiali illuminavano le strade e si riflettevano sulle acque del porto, navi che si allontanavano e si avvicinavano, attraversarono la terrazza costeggiando il bordo, senza disturbare chi ballava, scansando altri che incuranti sorseggiavano da bicchieri di forme diverse, contenuti differenti.
- Ciao, come stai.
- Ciao, bene tu?
- Bene, bene, ti presento Carlo ha cominciato a ballare da poco e…
- Sono Ispettore di Polizia mi occupo di quello che è successo ad Alfio Zicchitella, forse puoi darmi qualche informazione.
- Mi dispiace molto, che brutta fine.
- Lo conoscevi bene?
- Scusate, la milonga mi chiama – ed Emiliano si dileguò.
- Sì ci siamo frequentati un periodo dopo che si era separato, poi per gli impegni di ciascuno ci incontravamo di tanto in tanto in milonga
- Che successe quella sera?
- Eravamo andati insieme, poi litigammo.
- Come mai litigaste?
- Alfio era veramente irascibile, mentre ballavamo una coppia ci urtò e lui scattò nervoso a insultare quei ragazzi. Gli dissi di calmarsi di lasciare stare che non era successo nulla, di non esagerare. Ma lui se la prese con me. Lo mandai a quel paese.
- E allora che successe?
- Se ne andò poteva essere l’una meno un quarto, lui e quella merda di cocaina sono sicura che si era fatto.
- Lei sapeva della cocaina?
- Certo che lo sapevo, era uno dei motivi per cui lo frequentai sempre meno.
- Insomma se ne andò, da solo?
- Si da solo, mi lascio in mezzo alla pista. Ma rimasi a ballare e poi tornai con un passaggio di altri amici. L’indomani ho letto la notizia sul giornale. Era una persona molto attiva, guadagnava bene, ma chissà perchè non gli bastava, voleva di più e così cocaina, diceva che era un aiutino, come prendere un caffè.
- Vorrei farle qualche altra domanda, con comodo, le lascio i miei numeri e vorrei sapere dove rintracciarla. – così dicendo le porgeva un biglietto da visita.
- Ma chi è quello che parla con Carmen?
- E chi lo sa, forse l’ho visto alla scuola qualche giorno fa!
- Ogni tanto qualche faccia nuova.
Mentre appuntava il numero di telefono e l’indirizzo, Carmen con arguzia :- adesso una domanda te la posso fare?-
-Certo se so rispondere…- a tutti piace fare domande a un poliziotto, sicuramente vuole sapere qualcosa del morto
- Balli?- le braccia conserte, ma lo sguardo era diretto agli occhi.
- Veramente ho preso solo una lezione, non credo di essere in grado. Qua sono tutti bravissimi.- cercando il pacchetto di sigarette nella tasca della giacca.
- Allora quando ti sentirai in grado mi inviterai, promesso?-
- Va bene, promesso- Minchia, ancora devo cominciare e già vogliono che balli! Certo che se li porta bene gli anni, questa Carmen, e che tacchi!
Si avvicina un uomo, con i capelli bianchi, elegantissimo spezzato, pantalone grigio e giacca blu, polsi doppi e un nodo alla cravatta troppo piccolo per essere di moda, le rughe tradiscono gli anni ben più del fisico asciutto. Le tende la mano, un cenno garbato di invito. Lei risponde con un sorriso. Si abbracciano e iniziano a ballare.
No! Ma che ci fa qua? E quelli devono essere gli Uruguayani…
VIII Episodio – Orchidea Scarlatta
- In Argentina si balla anche di giorno, al mattino, al pomeriggio. In alcuni posti, tipo
- Che bello!
- Io, cercherei di non sedermi un attimo! - intervengo interrompendo Anna.
- Ciao! – si avvicina sorridendo e stampa un bacio sulla mia guancia destra.
Anna è filiforme, alta un po’ più della media, ha i capelli nerissimi, e tratti indiani se non fosse per la carnagione così chiara, una montagna di idee e tutte le parole per esprimerle.
- Non volevo interrompervi. Scommetto che parlavate di Buenos Aires.
- Sì, stavo raccontando che ci siamo un po’ ispirati alle milongas portenas per cominciare a ballare prima, già al tramonto e non a notte fonda. E poi hai visto che luoghi, che terrazza!
- Mi incuriosiva moltissimo, avevo sentito parlare di questo nuovo pub, ma chi si immaginava questo incanto?
- Ah, ah mi ricordo alcuni mesi fa che sei venuto a casa mia a provare per quella esibizione, mi dicesti che ti sarebbe piaciuto ballare con la vista del porto e dei tetti; eccoti accontentato.
Una enorme terrazza parzialmente coperta da un’onda di vetro e acciaio in palese contrasto con i palazzi circostanti vecchi di secoli. L’imbrunire, el atardecer, le luci cambiano e cambiano i colori del mare, dei monti, dei visi, dei corpi e la musica permea tutti. La città sembra lontana, distante una quinta di palcoscenico dipinta senza troppa cura o perizia.
- Emiliano, hai sentito che è morto uno di Catania?
- C’ero!
- C’eri?
- Una notte assurda. Tornavamo da Catania e ad un certo punto vediamo uno che cammina in autostrada- mi guardavano con gli occhi spalancati- che barcolla. Ci fermiamo e cerchiamo di aiutarlo, ma sviene subito.Allora abbiamo chiamato il 118. Sono passati circa
- Questi avvenimenti mi inquietano, e poi cosa è successo?
- E’ stato come stare dentro a un film, i minuti trascorrevano irreali. Poi niente di particolare abbiamo raccontato l’accaduto alla polizia stradale e poi qualche giorno fa siamo stati convocati come persona informata dei fatti in quanto il tipo, come si chiama, Alfio Zicchitta, no… Zicchittella detto Rummulo era morto durante il trasporto in ospedale. Ma piuttosto che farmi pensare a queste tragedie, che devo fare per ballare con te mi produco in un cabeceo oppure balliamo subito.
- Che scemo! Balliamo subito- dice prendendo il mio braccio.
Flores del alma, un vals. Anna si lascia portare, da la sensazione di affidarsi al partner ed appena ha spazio lo riempie di adorni. A volte mentre balla canta, sommessamente le parole della canzone. Ascolta la musica, sente l’uomo, canta e balla, ma non saprei dire se in questo ordine. Una volta la vidi spiegare la parte dell’uomo ad un principiante, stetti ad osservarla un pezzo. Non aveva molta pratica a fare l’uomo, ovviamente, ma ne possedeva le basi e l’energia. Ogni tanto inventa qualcosa. E così ballando ballando le note prendono il sopravvento, le propongo un passo che ho appreso da poco con un cambio di dinamica. Altre ragazze sarebbero rimaste un attimo interdette, lei invece inventa. Se l’improvvisazione le è piaciuta la ripete e spesso alla fine ti chiede di rifarlo.
Cortina musicale Morcheeba! Questa sera chi musicalizza è in gran forma.
- Scusami, devo vedere se Andrea ha bisogno di una mano, siamo appena tornate da Buenos Aires cariche di cd e di racconti.
- E io che non sapevo nulla!
- Una occasione, un last minute convenientissimo, poi ti racconto.
Mi avvicino alla balaustra, è proprio suggestivi, il mare, il campanile della cattedrale, sembra tutto a portata di mano, questo come altri luoghi sconosciuti in attesa di essere riscoperti, liberati dalla sporcizia e dalla incuria degli uomini e dai segni del tempo.
-Roncisvalle! Buonasera- una voce accanto a me, suona un po’ grave.
- Buonasera – girandomi – Ispettore, lei qui? Lavoro o diletto?
- Non mi capita tanto spesso di rispondere alle domande- risponde brandendo una sigaretta – Comunque se sono qui lei ne è responsabile.
- Ispettore vuole scherzare?
- Intanto non mi chiami Ispettore, sono fuori servizio e poi quello che mi ha accennato sul tango mi ha incuriosito e così sono venuto a vedere.
- Ah se stanno così le cose… però mi scusi non mi ricordo come si chiama.
- Dalbino, Carlo Dalbino. Che bel posto, ne valeva la pena di fare un po’ di chilometri.
- Come ha fatto a trovarci?
- Facilissimo, dopo aver preso una lezione per principianti, ho dato uno sguardo su Internet ed eccomi qua.
- Bene, bene, Dalbino le annuncio che è sulla buona strada, adesso mi scusi ma il “dovere” mi chiama.
C’è Chiara, arrivo più vicino, di fianco e aspetto un attimo che si giri, si gira mi guarda e fa un cenno di saluto con