Noir sul tango, vicende vere e verosimili legate al gotan, risali la corrente degli episodi
XIV Episodio – Una serata tranquilla
La sala era stranamente deserta.
- Alessia, forse siamo arrivati troppo presto!
- Forse, effettivamente sono appena le 10, ci sarà molta gente ancora a cena.
- No, non sono a cena questa sera c’è l’anticipo di serie A, partita di cartello, in molti saranno attaccati ai televisori.
- Che facciamo? Sfruttiamo la sala e proviamo qualcosa dell’ultimo stage?
- Approvato! Si va di “frumbolate”!
- Ah, un neologismo! Emiliano, io mi cambio le scarpe. - E si sedette alla vicina poltrona, sciogliendo i stretti dentini di plastica della cerniera degli stivali. La fitta trama delle calze si diradava lasciando intravedere le dita con e unghie smaltate di scuro, per poi stringersi nuovamente alla caviglia. Aprì il sacchetto bordeaux, estrasse le scarpe nere con una fila di strass lungo il passante al certo e sistemò accuratamente la cinghietta che avrebbe stretto alla caviglia da lì a poco. Calzò
Ballammo il primo tango respirando profondamente, l’abbraccio era come il bandoneon ora stretto ora largo, per lo più camminando, cercando le misure dei passi. Il brano finì.
Iniziò un vals.
- Dai Emiliano, proviamo, quel passo che abbiamo fatto all’ultimo festival?
- Quale?
- Quello della lezione di Esteban e Claudia! Te lo ricordi?
- Sì, più o meno… Si trattava di cogliere il tempo debole nel tre quarti del vals.
- Mi dovresti fare fare un passo dalla terza posizione e poi cambiare direzione e invitarmi suggerendomi due ocho par adelante.
- Mi ricordo, vediamo si sale.
E iniziarono a provare sfruttando lo spazio, poi Emiliano iniziò a inserire delle variazioni sullo schema che avevavo imparato.
-Dai emiliano, aspetta facciamolo ancora un paio di volte.
-Va bene, va bene, e che questo brano mi piace, mi sono distratto.
Provavano ancora una volta e poi ancora, concentrati sul quello che facevano e cercando di entrare con quel movimento nella musica.
Intanto entrarono nella sala altre persone, alcuni curiosi si fermarono a guardare.
Iniziò una cortina, un vecchio brano degli anni ’70 e smisero di ballare
-Io direi che potremmo bere qualcosa
-Sì, ci riusciva.
-Estaba saliendo…
Al bancone, altre due persone parlavano con la barista tatuata.
- Questa sera c’è tango, se volete restare…
- Ma che significa “tango” solo tango non cambiano mai musica?
- Tango, ballano, cinque minuti è bello poi due palle! Ma io qui ci lavoro.
- Vabbe’, e poi non c’è ancora nessuno.
- Arrivano dopo, e per farli andare via bisogna spegnere la musica.
- Scusa, vi interrompo solo per sapere se avete qualcosa anche ma mangiare oltre che da bere.- si intromise Emiliano
- No, da mangiare solo patate fritte in busta.
- No grazie, per me un cocktail analcolico a base di agrumi e per te Alessia?-
- Un bicchiere di vino rosso
- Aperto ho del Nero d’Avola- fece la barista girandosi verso la parete mentre già versava il contenuto dei brick allineati sul bancone.
- Va bene.
- Ma voi da quanto ballate? Siete maestri- disse timidamente la ragazza che fino a un attimo prima parlava con la barista
- Non siamo maestri e io ballo da tre anni, Alessia da quattro vero?- Emiliano si voltò verso Alessia in cerca di consenso
- Sì da quattro, ma il primo anno è stato molto tormentato.
- Ed è difficile?
- No, è un ballo popolare, nasce come ballo popolare per tutti.
- E’ vero se puoi camminare puoi anche ballare il tango.
- Bello! però e come si inizia?
- E’ meglio seguire un corso, anche se una volta si imparava guardando gli altri
- Ma in Argentina un tempo tutti ballavano e si ballava in famiglia e i fratelli o le sorelle più grandi insegnavano ai più piccoli, oppure i genitori ai figli
- Qui è meglio prendere lezioni, si impara prima e meglio
- E quanto tempo ci vuole?
- Dipende da quanto tempo ci dedichi e quanto vai a ballare, oltre alle doti naturali. Io ho cominciato a ballare dopo 3 mesi che prendevo lezioni una volta
- Bello. E dove si fanno lezioni?
- Facile basta che chiedi al signore che c’è alla consolle, lui tiene un corso per principianti e ti darà tutte le informazioni.
- Ecco il cocktail e il bicchiere di vino- bruscamente irruppe la barista.
- Grazie!
Bevo, ha un buon sapore è fresco e forse un po’ troppo dolce. Alessia sorseggia il suo vino. La ragazza che chiedeva informazioni convince quello che sembra il fidanzato verso la consolle dove il musicalizador annuncia una tanda di tanghi.
- Mi concede questo ballo? – mi piace fare questa parte un po’ galante
Alessia non si lascia sfuggire l’occasione- E’ un piacere!- il tutto davanti alla barista che fa finta di nulla.
Mentre balliamo arrivano Anna, e anche gli Uruguagi insieme all’ispettore Dalbino. Quest’ultimo mi fa un cenno di saluto che ricambio con un piccolo movimento del capo. Entrano in pista altre persone, tra cui anche il gruppo della scuola di tango di quella maestro che predilige una impostazione un po’ più da spettacolo che da milonga. Ogni tanto esagerano con ganchos e boleos alti, anzi qualcuno li vede come il fumo negli occhi. Ci sono molte signore non giovanissime, ma molte sono simpatiche ed è divertente ballarci. Finito il brano aspettiamo che fluisca la prima frase musicale e poi riprendiamo a ballare. Ancora la pista è libera e proviamo alcuni giri con sacadas. Sorridiamo entrambi perché vengono fuori naturalmente. Entrano nella sala due amici di Alessia vestiti di nero, uno Franco è un grosso e ci mette un sacco di energia quando balla, l’altro smilzo è più attento alla sua chioma che alle melodie. Alessia lascia per un attimo l’abbraccio per salutare lo smilzo. Il ritmo dettato da Juan D’Arienzo si interrompe.
- scusa Emiliano, vado a salutare una persona- Alessia è distratta dai nuovi arrivi
- Va bene a dopo- e intanto inizia un altro tango il musicalizador annuncia un vecchio brano cancion di Tita Merello, e io vado a bere il cocktail lasciato sul tavolo.
Mi porto dietro il bicchiere per andare a parlare con Anna: - ciao, come va?
-Bene, bene, il prossimo venerdì organizziamo alla Galleria. In dicembre ricorrono i cento anni dalla nascita di Osvaldo Pugliese e vorremo organizzare una serata al mese dedicata al Maestro questa sera c’è un musicologo che inquadrerà l’evoluzione musicale nel tango di Pugliese.
- Che bello, spero che non risulti pesante, ogni volta in occasioni del genere se si parla molto qualcuno rumoreggia perché vorrebbe ballare.
- Prima o poi bisognerà cominciare a capire quello che si balla. Da dove viene questa musica. Non ti pare?
- Hai ragione. Verrò a sostenere l’iniziativa
-Milonga!!! E bhe’ io a questa tanda con te non rinuncio! – mentre appoggiavo il bicchiere oramai quasi vuoto.
Per ballare il tango bisogna abbracciarsi, un gesto riservato nella vita solo agli amici o ai parenti stretti, agli amanti, ai compagni di squadra quando si conquista qualcosa, ai reduci una qualche disavventura, nel tango si abbraccia per ballare. Molti tangueros terminano le loro email con abrazos. E nella milonga l’abbraccio il più delle volte è stretto, perché i ritmi serrati incalzanti della milonga impongono movimenti repentini una comunicazione immediata tra i ballerini e via! Lo so che ogni volta che ballo una milonga con Anna mi si stampa un sorriso più che accennato sul volto. Zigzaghiamo tra le altre coppie inanellando controtempi. Ma dopo poco ho strane sensazioni, prurito, all’inguine, alle braccia, sento le pulsazioni troppo alte. Rallento, vado a tempo. Respiro male, malissimo. Finisce il brano.
-Scusa Anna, non mi sento bene!
-Cosa ti senti?
-Respiro male e sento prurito, alle braccia, alle mani. – mi guardo le mani sono rosse ma chiazzate di bianco e anche sulle braccia ci sono delle chiazze rosse, ma la penombra permette solo a me di vederle.
- Non ti preoccupare, vado in bagno un attimo, non ti preoccupare- lo dico con tono sufficientemente convincente e mi avvio verso il bagno. Ora ho bisogno di andare in bagno, e poi mi vado a sedere, berrò dell’acqua. Ma a cosa ni succede? Lo specchio del bagno, malgrado la luce fioca evidenzia le vene delle tempie che pulsano e sono rosso in volto. Mi sciacquo la faccia, mi bagno i polsi. Torno nella sala ed esco nel cortile, mi seggo. Cerco di rilassarmi, chiedo una bottiglia di acqua naturale, ho una crisi di asma. Forte fortissima, sto davvero male, devo fare qualcosa. Dove vado? sono in moto, vado in ospedale chiedo aiuto a qualcuno? Non respiro, e battiti sono alti, come avessi la febbre sento freddo.
Episodio XIII – Coincidenze
Trovato!!! Dicevo io che da qualche parte dovevo avere un riscontro di questo fatto
Gazzettino del Sud
E’successo questa notte in uno dei luoghi dove si balla il tango nella nostra città: è tragicamente scomparso il professore Agognato Francesco. Stroncato da un ictus tra un ballo e l’altro. Momenti di panico e di commozione si sono vissuti quando il professore, appassionato di tango da molti anni e uno dei pionieri del tango in città, è stato colto da malore. A nulla sono valsi i tentativi di rianimazione condotti da alcuni medici in sala e dal personale del 118 intervenuto tempestivamente. Al dolore della famiglia si unisce la redazione del Gazzettino, che si è onorata per molti anni della collaborazione del professore e si è avvalsa della sue conoscenze di cinefilo. EG
Tra i necrologi
Si è spento mentre danzava, tra le passioni che animavano la sua vita. La famiglia, tristemente, annuncia la cerimonia funebre il sabato pv presso la parrocchia di San Osvaldo alle 12.00.
-Pronto? La redazione del Gazzettino!
- Sono l’ispettore d’Albino, vorrei parlare con un vostro giornalista si firma EG.
- Ermanno! È in sede glielo passo subito, attenda in linea- fece la voce squillante
-Pronto? Ermanno Galieno- rauca di nicotina e grave.
-Sono l’ispettore D’albino ho visto un suo articolo di qualche mese fa relativo alla morte del professore Francesco Agognato. Vorrei avere qualche notizia-
-Senta ispettore, io al telefono non do alcuna notizia e poi casomai le cerco…- la voce era impastata e costante.
- Galieno, ha voglia di scherzare ora fa una bella cosa, mi chiama lei in Commissariato, non ho alcuna intenzione di fare
-Ispettore, io non la conosco, al telefono potrebbe essere chiunque-
- Senta poche chiacchere il numero del commissariato di Acireale lo cerca da solo, non credo avrà difficoltà, non mi faccia richiamare! Chieda dell’ispettore D’albino. Click
Beep beep beep....................... (questi lamenti tecnologici) - Ispettore, c’è un giornalista del gazzettino che la cerca-
- sì, passamelo.
- Pronto? Ha fatto bene a telefonare…-
- Ispettore, ripeto, come facevo che era veramente la polizia?
- Vabbe’, vabbe’ torniamo al motivo per cui la cercavo, vorrei notizie più precise sulla morte del professore Agognato.
- Veramente il professore era molto ben voluto, qui in redazione era il riferimento per quanto riguardava il cinema, aveva una cultura sconfinata. E’ stata una sorpresa per tutti, anche se ultimamente non era più lo stesso. Io ho scritto un articolo un po’ di circostanza ma ci sono aspetti poco chiari.
- Come poco chiari?
- C’è chi parla di storie un po’ torbide ma per rispetto del professore e della famiglia si preferì evitare.
- Era presente quella sera?
- No, assolutamente, ascoltai alcuni dei presenti poi la notte stessa accadde una cosa strana, controllando i blog che seguo ne trovai un link nuovo descriveva il posto e il luogo l’atmosfera e dava una immagine del professore molto diversa.
- Ah, e il blog esiste ancora?
- Credo di sì http://noirgotan.splinder.com , non lo controllo da tempo ma mi sorprese era come se chi scriveva volesse fissare quei momenti
- Ed ha capito chi è l’autore?
- Non ne ho idea, di certo uno a cui piace il tango.
- La ringrazio, mi farò sentire se avessi bisogno.
- buongiorno
Noirgotan episodio XIII Come El Cachafaz, o quasi
Ultima sera di fumo in milonga, fino alla mezza notte si può fumare. Dopo si deve smettere. E’ quello che mi dice la ragazza sistemata dietro al tavolo che funge da ingresso e cassa allo stesso tempo, Grazie Sirchia una cosa buona l’hai fatta mi ripeto tra me e me.
- Sì, ma quant’è questa sera?
- Cinque euro. E allora mi raccomando si può fumare solo fino a mezza notte.
- Ah, io non fumavo prima e penso neppure ora.
Supero la tenda di velluto pesante che sostituisce un porta che forse non c’è mai stata e le note di Tomo y Obligo mi accolgono in quell’ambiente un po’ buio, con quei quattro pilastri a delimitare la pista, intorno oltre i pilastri sedie e tavoli recuperati da cantine e magazzini, tutte diverse nessuna appaiata al tavolo, una vecchia bici sospesa per aria, e un balcone in alto dove osservare senza essere osservati.
-Ciao
-Ciao!
Un bacio di quella ragazza dai capelli neri, un cenno alla animatrice del tango in questa città. E’ bello, è come entrare a casa e salutare tutti. Il ciccione se la crede e non saluta mai. Eppure una volta ci hanno anche presentati, macchè è come se ci fosse una sorta di competizione. Tra di noi solo le donne che ci condividono come partner, è come se ci incontrassimo per loro tramite. Vabbè, ecco delle sedie libere sulla destra, mi seggo, mi cambio le scarpe. Slaccio quelle che ho ai piedi, mentre ma musica continua, il richiamo è più forte. Estraggo le scarpe da tango dalla busta, che reca il logo di una ditta giapponese specializzata in scarpe sportive, le appoggio al pavimento. Zapatos de tango, alle prime lezioni mi sembravano così piccole, così aderenti ai piedi, ora camminano con me, ovunque vada. Allaccio la prima scarpa e poi la seconda con cura, come quando devo correre, alcune volte non sono soddisfatto e allora la slaccio di nuovo, sistemo il calzino, regolo le stringe. Riallaccio, pronto.
Trenzas! nella versione di Fernandez Fierro! E con chi la ballo. Anna, ci siamo salutati un attimo fa. E’ dall’altro lato della sala, la guardo. Ricambia il mio sguardo, un cenno e mi avvio verso di lei. L’abbraccio il mio petto contro il suo seno, respiro, il profumo muschiato e gentile. L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder
Poche coppie, si balla bene, mi concentro sulla musica sull’enfasi che il cantante fa gravare su alcuni versi, cerco di sottolinearli nel movimento dei nostri corpi, imprimere la dinamica sui toni del bandoneon e poi lasciare spazio ai suoi adorni. Finiamo con una finta mordida e contrapposti, speculari. La musica si spegne e l’abbraccio si scioglie, ci guardiamo, rinvenendo da una forma di trans. Mal Arreado, si inizia ancora…
Alla fine del brano termina anche la tanda, la coppia si divide.
Vado a salutare Alessia.
-Ma è un secolo che non ti si vede.
-E sì, non ci sono stato.
-Sempre in giro tu, non ti si sta dietro.
Carlos Santana in Coraçon espinado riempie il chiacchierare della sala.
-Balli la salsa?
-No, rispetto la cortina, la prossima tanda non prendere impegni… mi raccomando!
Milonga! De mis amores!!
Se il tango è una camminata la milonga è la corsa e prendiamo a zigzagare tra le coppie una sorta di furore atletico, di energia che si esprime in movimenti rapidi, serrati. Come l’abbraccio della milonga per trasmettere immediatamente il movimento da un corpo all’altro.
Giri, cambi di direzione repentini , quando l’ultima nota arriva sento il suo respiro e un sorriso si dipinge sui nostri volti.
-Ma che combini non quei piedi, non si possono guardare!
-E tu non li guardare, a dire il vero ogni tanto inseguono le note per conto loro. E qualche volta li lascio fare.
La puñalada. Il ciccione nella milonga è forte, come fa ad essere così agile e così grasso allo stesso tempo, lo guardo con la coda dell’occhio, al limite del mio campo visivo.
Terminata la tanda decido che è il caso di prendere qualcosa da bere. Acqua ovviamente, le gare sono vicine, e poi l’alcol altera le percezioni e l’equilibrio quando si balla.
-ciao come stai?
-bene e tu?
-Tutto a posto, e tua sorella?
Mi giro e quella ragazza mora alta, i capelli legati in una coda di cavallo, muta espressione repentinamente, sbianca in volto, urla: Ciccio, Ciccio!
Qualcuno urla:- fermate la musica, Ciccio sta male, un medico, un medico.
Ciccio, che per me è il ciccione, si accascia sulla sedia. Perde dei liquidi. Lo sostengono. Ecco un medico, e un altro ancora. Gli controllano il polso. Viene chiamata l’ambulanza. In quei venti minuti di attesa, qualcuno si cambia le scarpe e va via, altri restano seduti. Alcune ragazze alle le mani sul volto, quasi a voler trattenere le lacrime. Altri ancora si girano da un’altra parte, mentre c’è anche chi si accalca vicino, curioso di osservare quello che accade.
Le sirene annunciano l’arrivo dell’ambulanza, la barella fa la sua comparsa dalla porta di sicurezza.
Trasferiscono Ciccio dalla sedia alla barella. Non è cosciente. Hanno perso il battito. Massaggio cardiaco, ventilazione, massaggio cardiaco, l’addome enorme si contrae. Questa volta sono in molti a rivolgere lo sguardo verso le pareti della sala.
Il medico scuote il capo e stende un lenzuolo sul corpo.
Come Benito Blanquet, nella milonga, poco prima ballava e poi, un minuto dopo non c’era più. Visi increduli, niente musica. Commenti, chi era e chi non era, stava male, aveva subito un intervento, ora si stava riprendendo. Bevevo un po’ troppo, non si perdeva uno stage, il tango era uno dei motivi per resistere. Arrivano la moglie e i figli con le nuore. Scene di disperazione, inattesa, inconsolabile. Una amico arrivato con lui alla milonga risponde alle domande degli agenti.
La nostra presenza non interessa, esco insieme ad altri. Fuori curiosi cercano di sbirciare i motivi per cui l’ambulanza illumina di blu intermittente le pareti dei palazzi. Ragazzi e ragazze dai pantaloni a vita bassa a mostrare piercing ombelicali ed elaborati disegni tribali sulla pelle distrattamente passano, qualcuno scatta una foto col cellulare. Il rumore delle parole in cui si confondono accenti e idiomi del mondo si fa spazio tra il borbottio di qualche motorino.
XII Episodio - Al commissariato
Silvia Ganci arrivò puntualissima, il casco sotto il braccio e uno zainetto dello stesso tipo di pelle del giubbotto, i jeans a vita bassa, e sandali, il suo profumo aveva preso possesso della stanza dell’Ispettore non appena era entrata nella stanza.
Buogiorno si accomodi-
Grazie- e si sedette accavallando le gambe
Signora, non le faccio perdere tempo- mentre si sedeva a sua volta- mi è spiaciuto l’altra sera disturbare, ma in qualche modo ho necessità di conosce le persone che frequentava Alfio per ricostruire le ultime ore.
Sono la persona meno indicata- non ci vedevamo da mesi- da quando andammo insieme a Milano ad uno stage di carlos gavito. In quella occasione litigammo e io troncai i ponti.
- Uno stage? Di cosa? Lavoravate insieme?
- Ma no, Gavito è stato un grande maestro di tango, è morto a luglio- ed era gelida, malgrado il profumo e il sole che filtrava dalla finestra illuminava di riflessi dorati il capelli lunghi e sciolti.
- Ah, uno stage di tango- capisco
- Insomma arrivammo in ritardo e Alfio era già incazzato col mondo, la lezione non gli piacque, ed invece era stata magnifica. Si andò a lamentare con l’organizzazione, era furibondo, schiumava rabbia. Io cercai di calmarlo, ma lui in uno scatto d’ira mi colpi con uno schiaffo, da quel momento per me non esistette più. Lo mollai definitivamente. Ero pronta a ritornare in Sicilia, poi contattai degli amici che abitano a Milano e mi feci ospitare da loro, giusto per frequentare le classi che avevo già pagato. Per fortuna Alfio non si fece più vedere.
...
XI Episodio Orchidea Scarlatta3
- Emiliano, non dire che sei venuto ad invitarmi? – Anna era indaffarata tra i cd e parlò senza alzare gli occhi dagli iridescenti supporti digitali- Non posso!
- Cosa mi tocca sentire… una donzella che rifiuta il mio invito. Piuttosto li vedi quei due? Quello calvo in camicia e l’altro in giacca con barba e capelli brizzolati?
- Visti, sono una new entry e ballano pure bene.
- Bhe’ sono dell’Uruguay.
- Grazie Emiliano, ora gli diamo il benvenuto, un tocco internazionale non guasta! – Questa volta guardava il suo interlocutore e nel frattempo schiacciava il tasto che ordinava al cassetto di richiudersi con il suo prezioso contenuto di byte.
- A dopo, vado a invitare qualche ragazza che mi considera… - si allontanò sorridendo.
- Buona sera- l’ispettore si avvicino alla donna con vestito a fiori. -Buona sera – le labbra si aprirono in un largo sorriso, i denti bianchissimi erano messi in risalto dal rossetto colore mattone- Molti visi nuovi questa sera.
-Metto subito le mani avanti, ho preso solo una lezione di ballare non se ne parla.
- E chi lo dice? Invece bisogna provare subito.- restando seduta con le gambe accavallate, mentre con gesto misurato accostava i lembi dello spacco del vestito che avevano lasciata scoperta la coscia.
- No, no è ancora presto, invece volevo chiederle se conosceva Alfio Zicchittella?- disse con ostendanto naturalezza restando in piedi, mentre quella donna di circa 40 anni, lo inquietava, così rilassata e seducente.
- Perché lo vuole sapere? E’ morto, e forse è stato meglio così.- la voce si fece meno profonda, quasi secca, si voltò verso la sala e incrociò le braccia.
- Sono Carlo D 'Albino, ispettore di polizia mi sto occupando di verificare cosa fece Zicchittella quella sera prima che gli fosse prestato soccorso.
- Silvia Ganci, piacere – il gelo era calato, non era seducente come un blocco di granito- Sì lo conoscevo. Siamo stati molto amici. Ma non ho voglia di parlarne-
- Capisco, le posso chiedere di venire in Commissariato, è importante.- D’Albino cercava di essere gentile, le informazioni potevano essere preziose.
-La voce di Anna al microfono prevalse sulla cortina musicale- ora una tanda di milonga in onore dei nostri amici che vengono dalla terra delle origini del sentimiento que se baila , Diamo il benvenuto a Pedro e Alvaro dell’Uruguay!
Gli applausi li colsero di sorpresa
- Ma allora tu sei dell’Uruguay! – squillò con i toni acuti dello stupore, la ragazza dalle caviglie scattanti.
- Sì, soy Pedro, pero no entiendo italiano.
- Que pasa Francesca, ace veinte minutos somos aqui y nos conoscieron?
Francesca era stupita quanto lui. Intanto si avvicinò Anna – Bienvenidos, mucho gusto – es un onor para nosostros dos suramericanos en la milonga en Italia.
- Incantado, Alvaro Rodriguez, es una sorpresa continua, mucha gente que baila el tango, que abla castellano. Es un seuño?
- E’ una scoperta anche per me, ma preferirei andare a dormire, l’indirizzo dell’albergo ce lo avete?- Francesca parlo in italiano, il sonno prevaleva su tutto.
- Claro Francesca, no te preocupe. A qui tenemos muchos amigos!
- Carlo li accompagni tu in albergo? –
- Ma veramente io…- Carlo era appena tornano da quella parte e vedersi appioppato una incombenza non era la cosa che si aspettava.
- D’albino, non fare scherzi, se questi prendono il taxi ci lasciano lo stipendio del mese!- risoluta malgrado il sonno, ma come fa ad essere così pensò l’Iispettore.
- Va bene dottoressa, non c’è verso di dirle di no! – dopotutto si stava divertendo e poi era una scusa per fare qualche altra domanda.
La Commissario si rivolse ad Alvaro Rodriguez, con gentilezza:- Alvaro, hasta mañana a las ocho y media! Yo me voy. Buena noche- stringendo la mano calda e morbida del polizziotto sudamericano.
-Vale Francesca, hasta mañana.- gli piaceva quella collega, un po’ rigida, peccato che non voleva ballare si sarebbe rilassata.
Andata via il commissario, Alvaro si rivolse alla chica che li aveva annunciati – Te gusta, me parece, lo estilo milonguero…- porgendole il braccio. Anna flessuosa, appoggio la mano al braccio e si avviarono alla volta della pista dove già impazzatava Un baile benefico di Osvaldo Pugliese.
D’Albino, solo col suo moijto, tra l’alcool di canna da zucchero e la musica era sul guado della voglia di ballare e il timore di di farlo. In che posto era capitato, gente che parlava con franchezza, senza la violenza a cui era si era abituato nel corso di quegli anni. Era una boccata d’aria. Sì che le continuava la lezioni, ne era certo. Che bella quella con cui balla Alvaro, sembra si conoscano da un secolo, e invece si erano visti per la prima volta pochi minuti prima. Abbracciati, stretti, gli occhi di lei chiusi, i visi vicinissimi, i movimenti sincroni. Alvaro aveva un sopracciglio leggermente alzato e una espressione austera, concentrato in un gusto, un piacere interiore. Non distingueva neppure una parola della canzone, ed anche gli strumenti erano difficili da distinguere. Ora cambiava il brano tutti erano fermi, e poi dopo le prime note ricominciavano. Affera “Milonga brava”, sarà il titolo? ci sono i violini e il pianoforte. E’ un ritmo che non ti permette di stare immobile. E poi un altro brano ancora con alcune coppie che sembrano fermarsi e poi riprendere a camminare a girare, andare, non andare e poi andare di nuovo.
Alla fine del brano tutti si fermano all’ultima nota e inizia un brano sul quale non balla nessuno.
La ragazza che ballava con Alvaro torna alla console, e al microfono annuncia: Ora una tanda rosa, per chi non lo sapesse saranno le donne ad invitare e gli uomini ad essere invitati! Tre tanghi uno più bello dell’altro si inizia con Che bandoneon!!! -
Alessia, mosse rapidamente si suoi passi verso Emiliano, l’aveva incontrato nel pomeriggio e da quando era arrivata non avevano ballato, prepotente con la sua gonna cortissima e le calze a rete, gli si parò davanti:- Come Maometto e la montagna!- ridendo
- Ma se non ti sei fermata un attimo- è bello invertire il ruoli di tanto in tanto.
- Niente scuse, poi mi presenti il tuo amico- riferendosi all’Ispettore- Adesso però balliamo!
Le note del bandoneon del Gordo fendevano l’aria.
Una ragazza in lewis 501 e una camicia di cotone indiano morbida sulle forme appena accennate, gli fu accanto sussurrò –E’ una tanda rosa- il viso era senza trucco.
L’ispettore era confuso:- Sì, ho capito, ma io ho preso una sola lezione
-Anche io ero alla lezione che dove c’eri tu, non ti ricordi?- guardandosi le scarpe da studio nere e comode, con il tacco basso.
-scusa, non ti avevo riconosciuto.
-Io vorrei ballare, e non sei rimasto che tu libero.- sempre sfuggendo lo sguardo dell’ispettore
- Ma… va bene, proviamo almeno- nella mente si affollavano i ricordi della lezione il passo di lato, il tempo, come trasmettere la volontà di muoversi, l’abbraccio, guardare gli altri. A questo pensava D’Albino quando entrava in pista mentre altre coppie già ballavano. Mi abbraccia sento il suo respiro. L’abbraccio sento il suo cuore pulsare, respiro profondo e faccio il passo di lato alla sinistra. Va a destra, apertura, ora un passo indietro. Devo andare avanti con il destro. Tocco il suo piede, devo spingere. Vado indietro, urtiamo i piedi, ora devo incrociare. Ha incrociato, e ora??? Che devo fare ancora avanti? Sì, e poi a destra . Funziona era così. Ancora apertura. Cammina, cammina urto il ginocchio e il piede. Mi sbilancio un po’. -Aspetta ricominciamo- sì dalla salida basica-. Siamo al centro della pista sotto gli occhi di tutti. Guardo i suoi piedi forse evito di urtarli, se vedo dove metto i piedi.
La musica s’interrompe che la coppia di principianti cammina ancora,
- E’ più difficile di quanto pensassi-
- Però un po’ ballavamo-
- Ci siamo urtati un sacco di volte
- Hai visto che siamo al centro della pista?
- Ho visto che era l’unica zona dove c’era meno gente
Comincia la Yumba di Osvaldo Pugliese, ma l’ispettore e la ragazza dalla camicia indiana non possono saperlo.