Noir sul tango, vicende vere e verosimili legate al gotan, risali la corrente degli episodi
XVIII - Appena prima del salon cunning
L'odore di carne arrostita invadeva un tratto della Scalabrini-Ortiz. Il leggero languore si era istantaneamente trasformato in vera e propria, assoltutissima fame. Come sosteneva Javier, il migliore ristorante era quello che aveva la griglia a vista, vicina ai tavoli. Così si poteva vedere la carne durante la cottura e una volta pronta la portano subito, ben calda. E poi doveva avere l'aspetto un po' sudicio, segno che erano in molti i clienti e non avvano troppo tempo per pulire.
Quel posto rispondeva a tutti quei saggi dettami, appieno! Ci sedemmo.
Javier parlò a una tale velocità che neppure captai cosa avesso ordinato, ma forse era un effetto dei profumi di arrosto.
-Anna, grigliata por dos, esta bien?
- sì, sì, e il vino!
-Claro. Para tomar vino tinto de Mendoza- si rivolse al cameriere, un uomo alto e magro, col grembiule sudicio.
Dopo poco arrivarono arrivarono chinchulines. Avvolti in una sorta di porro, inquietanti e sapidi allo stesso tempo. Non chiedo a Javier cosa sono, me lo immagino. Ancora non avevamo finito di deglutire la prima ondata che ne arrivò subito un'altra: una salciccia nera a testa. L'interno è denso, speziato, un po' dolce. Squisito. Il purè e le papas fritas, fino a pochi minuti fa sarebbero state in grado di germogliare se avessero avuto luce e umidità. Ad ogni assaggio mi ricordavo del purè a casa di mia nonna e l'incredibile distanza dalle buste di pure' liofilizzato e dai bastoncini surgelati che ci ostiniamo a chiamare patate.
Mentre il cameriere annunciò -Riñones y mollejas!- osservavo con la coda dell'occhio l'addetto alla griglia che distribuiva tagli di carne sempre diversi sulla brace, ne girava alcuni, e poneva altri in un lato della griglia dove la brace era meno calda. Di tanto in tanto scambiava informazioni con il cameriere, senza parlare, solo con gli occhi. E intanto preparava altra carne.
Erano le 22.00 circa il locale era quasi pieno, adesso avevamo l'asado vero e proprio. Bistecche tenere e sanguinolente, saporite di pampas infinite. Ma quella è la tipa di oggi pomeriggio al negozio, quella con l'accento della Palermo "tischi toschi"!
Arriva diretta al tavolo:- Ma Anna!- voce squillante e al tempo stesso grave- Ma che piacere, ci si incontra di nuovo.- Un sorriso enorme, aveva occupato tutta la sala.
le rispondo con un cenno, mentre Javier sembra non essersi nemmeno accorto, rapito dall'asado. - Ciao- appena deglutito il boccone.
- Il mondo è proprio piccolo. Piacere Lorena Larama! - rivolgendosi a Javier stendendo la mano.
- Mucho gusto! Javier- e già tagliava un altro pezzo di asado.
-Ma perchè non vi sedete con noi, abbiamo anche i maestri, ve li presento.- e ci indicava un tavolo per circa 20 persone che era rimasto vuoto fino a quel momento.
-No grazie, stavamo quasi finendo.
- Ma come, venite da noi, c'è posto, ci sono altri amici italiani! e poi andiamo al Salon Cunning a ballare!
-No, veramente, siete già in molti, e poi ci vediamo alla milonga!- cercai di schemirmi
- Ah, ho capito volete stare soli.- dando un occhiata a Javier che nel frattempo aveva addendato il pollo. - Anche voi al salon Cunning, sono contenta che segui i consigli! e si girò accentuando il movimento della testa per far descrivere una sorta di onda ai capelli biondi. Lasciò una scia di profumo costoso alle sue spalle. Javier alzò gli occhi.
Ana, quien es esta? Es una tua amica?- Javier aveva voglia di parlare italiano, di migliorarlo, e mescolava frasi e accento del castellano e dell'italiano appreso senza studiarlo dai suoi parenti italiani prima e tenendo qualche stage in Italia poco tempo fa.
-No, l'ho incontrata oggi da comme il faut. e chi si immaginava che si sarebbe fiondata qui?-
- Cosa significa fiond...?-
- Fiondata, lanciata con la fionda, sai cosa è la fionda?-
- Vale, non importa, el pollo frio non si può comer! - potenza di un argentino, davanti alla parrillada non si scherza...
Finimmo il vino, e restai a fissare la carta dei postres. Alla fini decisi prendere il flan casero con dulce de leche, quando il cameriere mi assicurò che era fatto da loro. Era vero, mi ero dimendicata dell'irruzione di Lorena, ed ora in quella sorta che il cibo buono e il vino rosso mi produce, avevo voglia di ballare.
Pagammo, feci un cenno da lontano a Lorena, che non mi vide impegnata com'era a fissare un uomo tracagnotto con i capelli un po' arruffati. Meglio così pensai ed uscimmo.
Dopo alcune centinaia di metri, una mattonella di ceramica indicava il numero civico ed una semplice targa "Salon Cunning". Un corridoio largo con una porta in fondo. Un tavolino rivestito di velluto rosso ed una piccola cassetta di metallo, dietro una pesante tenda dello stesso velluto del tavolo. Quando ci avvicinammo la tenda si aprì...
XVII – Me parece que …
-Ma che sei, italiana? – esplose, ma mi parve di cogliere una sottile vena di disappunto.
-Sì, sono siciliana! – mentre guardavo i piedi allo specchio e provavo il pivot. La seta lucida e il contrasto tra i colori di questa e il nero della pelle e del sottile bordo del sandolino. Quei pivot me li figuravo già nella milonga di quella stessa sera.
-Ma vero dici? Siciliana sei? Anche io! – e gli occhi si aprirono sottolineare la sorpresa – E di dove?
- Sono di Messina, e tu? – questa volta la guardavo stretta nei suoi pantaloni neri e in una maglia che non perdonava un leggero filo di ciccia.
-Ah, io di Palermo, anche se ho vissuto molti anni a Roma e ora sono da quasi un mese a Buenos Aires- il tono della voce era alto- Lorena, piacere!
-Anna, piacere- risposi, ma avevo voglia di provare le altre scarpe.
-E tu da quanto sei qui?
-Da appena quattro giorni- mi ero seduta e stavo slacciando il sandalo per provare l’altro in cavallino bianco e nero preparati intanto dalla ragazza che aveva appoggiato la calabaza de mate sul tavolo di cristallo.
-Io e la mia amica Dolores andiamo sono nelle migliori milonghe, in quelle dove si balla il vero tango- mentre lo diceva si sistemava i capelli facendo scorrere le mani paffute, l’oro degli anelli scivolava sul biondo cenere dei capelli.
-Sono andata alla Confiteria Ideal- mi piacevano queste in cavallino, e sembravano anche comode, provavo un ocho atras allo specchio, concentrata su come quelle scarpe da ballo non si sarebbero dette da ballo, ma scarpe di moda.
-Sì bello, vero Dolores? – ma Dolores ed il suo carrè rosso mogano erano rivolte alla ricerca di un altro modello- quella sala molto primi novecento con le colonne in mezzo e il pavimento di graniglia. Solo che oramai fanno esibire cani e porci. E poi quelle colonne sono proprio di troppo.
-Questa sera ho letto che si balla alla Italia Unita, ma non ci sono mai stata- volevo provare quelle a pois, giusto per curiosità.
-Ma che dici!- il tono della voce si elevò ancora- Io non ci torno neppure dipinta! Un posto pieno di ragazzini, partiti per il tango nuevo, questi non lo sanno neppure cosa è il tango. Vestiti male, tasci, pantaloni mezzi calati. Poi la volta che mi ci hanno portato c’era un’orchestra di scappati di casa, Dolo’ como se llaman ellos nos ve a la Italia Unita ?
-Lorena ellos son Fernandez Fierro, que barbaros!- irruppe, mentre anche lei provava a camminare con un paio di scarpe dalla punta chiusa e di un verde luccicante orrendo.
-Dei barbari vero! Coi boccali di birra alla fine di ogni brano. Vedi che cose! Te la consigliamo noi un posto bello dove andare.- mi disse cerimoniosa, e intanto la commessa mi guardava sbuffando senza farsi vedere dalla bionda Lorena.
-Ma io veramente!- troppo distratta da un altro paio leopardato con il tacco e il profilo in arancio.
-Ma tu a Palermo ci vieni a ballare, mi pari una facci conoscente, l’ho detto subito quando sei entrata: io la conosco, non so da dove ma la conosco. Io quando vedo una faccia non la dimentico. Mi pareva di averti visto qui. Da quanto sei a Buenos Aires?- e prendeva a sistemare la maglia- Dolores, ma che sono belle! Troppo belle!-
-Sì, me gustan, pero me parece que…- non era convinta Dolores- me voy cansarme con esos zapatos-
-Ma cosa, per il tacco alto, tanto mica balli tutta la sera, io ballo sono con quelli che mi piacciono- fece poggiando le mani sulle ginocchia- Scusa come ti chiami, perdonami, non lo ricordo più.-
-Anna, fino ad ora non sono mai andata a ballare a Palermo, forse a Catania può essere- dissi sedendomi ancora.
-Certo a Catania!- l’entusiasmo tenne alto il volume della voce- Dove vai alle Ciminiere? E chi conosci di Catania, Alfio lo conosci?.
-Alfio? Ma veramente… non so
-Ma come non conosci Alfio, il miglior ballerino di Catania? Meno male che hai incontrato noi questa sera cammini con noi altre ti facciamo conoscere il tango vero…L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder
Non mi sono dimenticato di scrivere, anzi numerosi soggetti scalpitano di diventare personaggi di noirgotan
hasta pronto
XVI - Zapatos...
Il più bel negozio di scarpe di Buenos Aires. L'avevo chiesto a Marisa qual'era il posto dove trovare le scarpe più eleganti. E ci andai a colpo sicuro, muovendomi per quella città come fosse la mia. Girare per Buenos Aires senza mappa come fossi porteña, senza orari, una bella vacanza ci voleva! E me la stavo godendo pienamente.
Una strada di negozi eleganti, vetrine alte, uh che cucina tecno! Ecco l'ingresso al cortile, molti numeri civici stretti tra vetrine di negozi di arredi per argentini benestanti. Ma sono tutti chiusi. Mi assale la paura che abbia fatto questa strada invano. Controllo di nuovo il biglietto con l'indirizzo. Cerco febbrilmente l'insegna del negozio. Deve essere qui.
Una minuscola insegna di ottone riporta il logo del negozio. Entro nel cortile. Una piccola scala bianca si avvita a sinistra. Velocemente raggiungo il ballatoio dove la scala finisce. Tre porte. Una, di nuovo, la piccola targa di ottone: il corsivo svelto del nome del negozio in nero sulla lucentezza del metallo. Il campanello.
Suono! non risponde nessuno
Suono ancora! Il cuore batte forte. Che stupida, tutta questa corsa ed è chiuso. Potevo telefonare per sapere se era aperto. Me ne vado. Primo gradino, lentamente.
Il rumore dell'apriporta!!! Mi giro.
Una ragazza con una maglia stretta e una calabaza decorata d'argento:- Hola! bienvenida!!!
-Hola! que suerte, me parecea estaba serrado!
- No, somos aqui.
Il parquet chiarissimo, le pareti bianche, un tavolo di cristallo con un Titanium aperto e due signore sui cinquanta. Una rossa con taglio carrè, le caviglie fasciate da raso nero che prosegue su tacchi vertiginosi e termina in scarpe rosse a pois bianchi, che trattiene il metatarso lasciando libere le dita.
- Me gustan mucho!
- Sì que elegantia, me parece de mirarle a la milonga! - Fa l'altra signora bionda, jeans attillati, calcagno e avampiede avvolti da una pelle leopardata, la caviglia bloccata da un cinturino nero lucido come i tacchi.
La ragazza con la calabaza si rivolge verso di me:
- Algun pido especial?
- No, me gustan los zapatos elegantes.
- Que numero?
- trentay siete.
- Voy a ver que tenemos del trentasiete.
La intravedo dalla fessura della porta lasciata semiaperta, andare per gli scaffali delle stanza accanto. Scaffali alti, pieni di scatole di cartone. Ritorna con sei sette scatole in pila. Le poggia a terra e comincia ad aprire la prima. Morbide pelli nere e rosa, cavallino bianco e nero, leopardo, broccati, nere lucide, rosse, raso, seta, tacchi altissimi e affilati, altri più modesti. Intrecci, punte chiuse o aperte. In pochi minuti ero circondata da scarpe.
Quelle col vestito nero con le calze autoreggenti, quelle altre col vestito rosso. E quelle! Comincio a provarle. Un sogno che inseguivo, o che forse non avevo mai fatto perchè da bambina sognavo di scegliere tra mille vestiti e non scarpe.
La signora con carrè ammirava la sua caviglia e chiedeva alla bionda:- Te gusta eso gris?
L'amica annuiva ma guardava anche me.
In piedi davanti allo specchio ammiravo il paio in broccato che evidenziavano la caviglia grazie alla posizione del cinturino, parallela al suolo che tratteneva la parte superiore del collo del piede, i tacchi lucidi e neri, il bordino di pelle nera lucida della fascia che avvolgeva il piede appena sopra l'attacatura delle dita e faceva risaltare le unghie smaltate del rossonero Coco Chanel.
- Que lindo!!!- la bionda mi guardava allo specchio
- Sì, que maravillia- fece eco l'amica dai capelli rossi.
-Sì, belle, belle!- dissi senza pensare in spagnolo...