Noir sul tango, vicende vere e verosimili legate al gotan, risali la corrente degli episodi
XXII – Un albero al centro del cortile
- Bella l’escursione di oggi! Ci hai sorpreso, quando ci hai detto ora ci stendiamo a terra e restiamo a occhi chiusi, a respirare e a sentire l’erba umida sulla schiena e il ronzare delle api per i fiori. Pensavamo che scherzassi! – e gesticolava mentre parlava Francisca
- No, che non scherzavo. E’ stato emozionante? – chiedeva retoricamente Emiliano
- Molto emozionante, ma dove hai imparato?- intervenne Jap
- Un po’ da solo un po’ ho preso spunto da alcune esperienze fatte alcuni, molti anni fa in un Parco Nazionale. Molto ho imparato quando ho cominciato a lavorare con le scuole.- Emiliano era contento che la discussione prendesse quel verso
- E che gli fai fare?- chiese Stefanie
- Che cosa vi piace della Natura? Di un bosco, del mare, delle piante?-
- A me piace vedere cose che non ho visto, Oggi per esempio sono rimasto impressionato dalle specie di orchidee diverse erano riusciti a trovare. – prontamente rispose Jap
- Io mi sono stupito del verso imitativo delle ghiandaie- intervenne Johan
- E per voi?- Emiliano chiese a Francisca e Stefanie.
- A me ha dato serenità le mucche comodamente distese al sole quando siamo usciti dal bosco. – disse Stefanie- Ma perché ci chiedi queste cose?
- Ora vi spiego, ma manca Francisca, cosa ricordi di oggi?- Emiliano era sorridente.
- La Rocca enorme davanti a noi uscendo da bosco e poi anche quella scala scavata nella roccia.- rispose Francisca dopo aver cercato in alto con gli occhi.
- Ecco in tutto quello che avete raccontato c’è in comune è l’emozione. Dalle sensazioni di stupore, la sorpresa, l’inatteso. Nel vostro caso siete tutti appassionati, e personalmente coinvolti, ma quando hai a che fare con i ragazzini non è detto che sia così. Hanno mille interessi e mille condizionamenti, i videogiochi, il cellulare nuovo, i loro scherzi, la partita, i loro capelli con il gel, i loro vestiti, i panini dentro lo zaino, l’emozione della gita. Quello che hanno intorno è relativamente importante, perché non si guardano intorno.
- Ed allora?- fece Johan insofferente per il preambolo
- Allora bisogna per prima cosa renderli consci degli strumenti che hanno e che non impiegano. Gli faccio usare il tatto e l’udito senza la vista per capire cosa li circonda.
- E funziona? -chiese ancora Jap
- Sì funziona quasi sempre. Di solito cominciano a interessarsi a quello che li circonda.
- E poi?- fece ancora Jap
- E poi si inizia a farli incuriosire relativamente ai particolari: le piante, gli animali, le rocce. A come impiegare le conoscenze che hanno per descrivere meglio quello che li circonda e li diverte li interessa.
- Bello! Io mi ricordo di mio nonno che mi portava sul mare e mi raccontava le storie delle conchiglie che trovavamo, ma a me piacevano di più gli uccelli marini. Se mio nonno non mi avesse portato lì forse non ci sarei mai andato.- disse Johan
Arrivarono gli antipasti, caciocavallo all’argentiera, pannelle e crocchè, caponata di carciofi, salame di sant’angelo. E la discussione si interruppe per qualche attimo.
- E lavori molto con le scuole?
- Abbastanza, ma ultimamente i fondi delle scuole sono ridotti e non tutti i genitori sono propensi a investire soldi per le escursioni. Normalmente chi comincia poi continua specie se gli insegnanti sono interessati. In questi casi sono gli stessi ragazzi a richiederlo, ed allora i genitori acconsentono. Ma sempre tra le lamentele di qualcuno.
- E li hai portati dove c’è quella scala scavata della roccia? – chiese Francisca.
- Certo! Nessuno la immagina così a sentire i racconti di un re pigro che stava tranquillo ad aspettare che la preda gli finisse davanti.
- Effettivamente non era un gran re, bella forza aspettare che gli spingessero le prede sotto la canna del fucile! – commentò Jap
- Dopotutto se la Riserva è rimasta com’è lo dobbiamo anche quel re, a cui piaceva la caccia e aveva compreso molti pregi di quel luogo. Forse aveva provato le stesse emozioni che abbiamo provato noi oggi.- fece emiliano
Il cameriere che aveva portato via i piatti vuoti, era tornato declamando: baccalà a sfincione, bollito, tortino di sarde, tonno alla menta, calamaro ripieno arrostito. Tutti ricordavano la propria ordinazione ed il silenzio irruppe nella tavola. Emiliano ordinò un’altra bottiglia di Cerasuolo di Vittoria. Tutti assaggiarono le pietanze degli altri e fu difficile stabilire chi avesse preso il piatto più buono.
- E’ distante la milonga per l’ultima sera in Sicilia?- emerse Francisca dal baccalà condito come uno sfincione.
- No, potremmo andare anche a piedi, è in vecchio palazzo del centro, sul piano nobile con i soffitti affrescati- laconicamente Emiliano
- Che significa piano nobile? – chiese Stefanie
-Era il piano dei padroni di casa, mentre a pian terreno c’erano le cucine e le stalle, al primo piano stavano i signori. E’ un bel posto si entra in un cortile con un albero al centro, un ficus enorme, secondo me non si aspettavano che sarebbe diventato così grande.
- Lo stesso albero che c’è di fronte al Palazzo dell’Inquisizione?- aggiunse Jap
- Jap, indovinato è proprio lo stesso albero.
- Si balla in una sala vuota con le finestre aperte e la musica si diffonde fino in strada, così la gente a volte si ferma a guardare da sotto.
- Cosa gradite come dolce?- il cameriere cominciava a raccogliere i piatti.
- e cosa c’è per dolce?- Emiliano fu lesto a chiedere.
- Torta setteveli, Trionfo di gola, gelato, e Cassata al forno.-
- Sì ma io come faccio a tradurre?- Emiliano (fino a quel momento la discussione si era svolta in inglese, ma ora raccontare le torte in inglese era troppo difficile)
- Non ci sono problemi, ora le porto e scegliete a vista!- ribadì il cameriere che aveva raccolto tutti i piatti.
Tornò dopo un attimo. Non si potevano raccontare quei volti combattuti tra gli strati lucidi e opachi della nocciola e del cioccolato, del croccante, la lussurai del trionfo di cioccolato e crema di ricotta dove la cialda del cannolo era sbriciolata ad arte, o la semplicità della crema di ricotta racchiusa tra friabili strati, e infine i gelati di vari gusti. La torta setteveli fu la più gettonata e quando arrivò sul tavolo fu di nuovo silenzio.
Pagarono e uscirono percorrendo via d’Ossuna, tagliando il centro storico che si animava della vita notturna dei mille pub e discopub, dei kebab, delle ex taverne, delle amplificazioni alle prime note della sera.
Camminarono raccontandosi dei pascoli nei pressi dei Laghetti coda di Riccio e del troppo filo spinato per essere Riserva, ma i sacchetti di stoffa che ciascuno portava con sé li distinguevano da gli altri che popolavano quelle strade. Giunsero in una piazzetta colma di auto. Alcune accese, in coda. Altre ferme, fantasiosamente parcheggiate. Le note lì arrivano un po’ confuse. Un portone grande, aperto a metà. A terra un basolato lucido, e poi un selciato di pietre tondeggianti anch’esse lucide, infide per le scarpe con i tacchi di Stefanie. In alto un arco, una sorta di tunnel che sbuca nel cortile.
E tutti e cinque con il naso per aria ad ammirare la colonna enorme fatta di legno che si erge per quindici metri, che termina in foglie verdi scurissime divise da un canale spesso, rette da rami da cui pendono barbigli che un giorno giungeranno fino a terra. A destra la scala a pedata ampia e alzata limitata.
- This way!- Emiliano fa strada e gli amici olandesi lo seguono, guadagnando i gradini velocemente. Una rampa, due rampe, e una porta aperta in fondo un tavolo e le grucce rette da un espositore come quelli che ci sono nei negozi di abbigliamento. Pochi mobili antichi alle pareti. Specchi dalle cornici antiche e sul soffitto affreschi. Ora la musica si distingue senza dubbi è un tango!
Tango-evocación
di Farolit
"Dónde mora la doncela
que es l’aurora?
Adónde te enscondiste
flor de sol?
Huiste palomita
huiste sola
y con las alas plegadas
Ahora quiero cantar
esta soledad.
Ahora, rayo de alegría,
en esta triste luz
recuerdo quando tu venía
Y la noche
era una gracia perfumada
O tango herido,
que busque alivio a tu mal!
O tango dolorido,
quando hace la musica a la tarde!
Melancolia perdída
dulce querencia
tanto silenzio te olvida!
Ma yo, hermosa estrella,
yo non olvido.
El tango vive, sin saber,
en nuestros brazos
En mi pecho sus pasos,
en cuerpo el ritmo,
cadencia del corazón
en las baldosas.
Morenita de alma,
mujer que alumbre las sombras,
sonriendo en murmullo
sin más horizonte que
ojos frente a frente,
yira el deseo qui te nombra
ausencia,
leve como palabras de niño,
Tus manos buenas
tus pies sapientes y tan lejanos
no vuelveran,
Pebeta de l’atardecer
todo te nombra:
el bandoneòn
los amigos, la milonga.
Te quiere otra vez
mi tango-evocación
te quiere y te sostienes
en el salón,
con el alma en los zapatos
llena de emoción
siente tu presencia
y el soplo de tu adiós.
Tango aferrado
a la intimidad muda
de tu mejor sonrisa.
Tango que te saluda. "