venerdì, 19 gennaio 2007

XXXV - locura tanguera

Un sole strano, pareva malato avvolto da uno spesso strato di ovatta grigia, l'aria era pesante non un filo di vento. Sulla città si era formata una sorta di coltre pesante densa e palpabile di gas di scarico, di umidità, di miasmi. Dovevo chiamare Dalbino l'ispettore, l'avevo incontrato la sera prima ma lo avevo salutato con un cenno e basta non avevo voglia di parlare, di raccontare, di pensare avevo voglia solo di ballare e di dimenticare tutto.

Ed invece dimenticare cosa, meglio era riferire delle cose che ero venuto a sapere, ma di entrare di nuovo in commissariato neppure a parlarne. Compongo il numero... Occupato, riprovo....

Ancora occupato... ci riuncio lo chiamerò un'altra volta, ma se devo essere io cercarlo. Riprendo a camminare velocemente inveendo in silenzio, tra me e me, la moto è parcheggia al prossimo incrocio.  Svolto velocemente e mi trovo davanti una signora anziana che avanza a testa bassa trascinando uno cagnolino minuscolo, schivo la signora ma pesto una zampa del cane che guaisce per un attimo e poi abbaia isterico. Isteria identica della signora che urla come un ossessa: Ciccino, ciccino ti ha fatto male, ma come cammina il cane stava ammazzando!!!

- signora mi scusi, non si è fatto nulla- risposi costringendomi alla calma

- ma nooo! lo vede sta male sta male! non abbaia mai così, con questo tono, sta male sta male!- e si chinava a prenderlo in braccio, mentre quello continuava ad abbaiare come un forsennato.

- signora non si preoccupi, non vede che sta benissimo l'ho appena toccato si sarà spaventato.-

- ti spaventato? povero  ciccino vieni vieni dalla mamma- e lo baciava sulla testa

- che è successo? - una voce conosciuta mi sembrò ed infatti era Dalbino

- questo signore per poco non mi faceva cadere a terra ed ha dato un calcio a Ciccino- accusò la signora.

- signora per cortesia, ma se non l'ho neppure sfiorata e poi evitarla ho pestato una zampa del cane, ma non è successo nulla - mi stavo cominciando a scaldare-

Intervenne Dalbino - Signora, ma lei è stata urtata?

-No! però...- e fu subito interrotta 

-e il cane mi pare stia bene, lo metta a terra vediamo se ha qualche problema- nel frattempo si era formato il capannello dei soliti nullafacenti, attirati dagli strepiti della signora e dagli ininterrotti minilatrati del microcane.

La signora rimise il cane a terra e quello pur abbaiando mostrava di usare perfettamente tutte e quattro le zampe, anzi per dare maggior enfasi ad ogni abbaiata faceva si sollevava con un saltino sulle zampe anteriori.

- mi pare stia in forma!- fece con un sorriso Dalbino

- Bravo Ciccino, bravo Ciccino- la signora aveva occhi solo per il suo piccolo pelosissimo e rumoroso amico- ah sì non ti sei fatto nulla! andiamocene non si può neppure camminare in pace!- e iniziò a camminare con la testa un po' più alta.

- Grazie ispettore! ti posso offrire un caffè?- dissi aprendo il palmo della mano destra.

Dalbino, rispose stringendomi la mano:- Ciao, certo un caffè è quello che ci vuole andiamo qui dietro lo fanno ottimo-  ci muovemmo superando la mia moto ancora parcheggiata- mi stavi cercando al cellulare?

- Sì effettivamente ti stavo cercando, poi era sempre occupato e allora avevo quasi rinunciato-

-Ero proprio sull'altro angolo ti avevo visto e mi pareva una minchiata rispondere e così sono venuto incontro poi ho visto la scena con la signora, ma come hai fatto a evitarla camminava a testa bassa camminava mentre guardava il cane se ci fosse stato un palo al tuo posto l'avrebbe preso in pieno!- ed intanto il puzzo dei gas di scarico fu sopraffatto dal profumo di caffè che c'è solo nei pressi delle torrefazioni. - ecco siamo arrivati- disse aprendo la porta.

Era una stanza col bancone del bar e la macchina dell'espresso, lo spazio per il pubblico era delimitato da banchi di vetro divisi in scomparti piene di cioccolattini, caramelle e le pareti colonne di vetro piene di chicchi di caffè di colori diversi, in un angolo una sorta di caldaia-forno in rame, era pervaso di aroma di caffè.

- Due caffè! - ordinò sicuro

-Uno macchiato latte- integrai prontamente- sì ti avevo cercato per raccontarti una cosa che mi ha riferito Anna, ha presente chi è-

-Sì certo-

-Mi ha raccontato che quando era in Argentina Lorena Rama ebbe una discussione al telefono in Italia in cui minacciò di morte quella persona!-

-Come come? - mentre mescolava lo zucchero nella tazzina scomponendo il vapore odoroso che si sollevava dalla tazzina. 

 

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lunedì, 08 gennaio 2007

XXXIV – Recuerdos
-         Ciao Anna- Roncisvalle era un po’ provato, la barba lunga ma sempre abbronzato
-         Ciao Emiliano, come stai?
-         Bene, si lavora, sono stato in giro per i Sicani fino a ieri sera, ora organizzo i pacchetti per il prossimo autunno visto che ho una settimana senza impegni un gruppo di svizzeri ha disdetto all’ultimo minuto.
-         Mi spiace-
-         Ah, io non sono troppo dispiaciuto per contratto in caso di disdetta senza preavviso devono pagare una penale, e con questa agenzia di Lugano non si scherza, insomma un pezzo di settimana è pagata, dimmi-
-         Ho saputo che ti hanno interrogato.
-         Sì è stato come in film, sembravano mi volessero incastrare, ho poi parlato con un mio amico avvocato, mi ha detto che la prossima volta lo devo chiamare e che senza di lui non devo dire niente. Figurati, non ho fatto nulla di nulla. E così mi sono sottoposto anche dei test per il consumo di stupefacenti, ovviamente non è risultato nulla.
-         Certo che è una storia assurda, è stato un colpo per tutti trovare Lorena Rama morta nel bagno- guardava in terra Anna, poi sollevò lo sguardo- hai visto quello che è uscito sul giornale? Un sacco di menzogne sul tango, ci hanno dipinto come un branco di viziosi dediti alla cocaina!- e un lampo le illuminò gli occhi neri.
-         Ho letto, questo giornalista non sa niente di tango, avrà pescato di qual e di là senza documentarsi, dice e non dice. Piuttosto tu sai qualcosa di Zicchittella e della Rama?
-         Ehhh, certo Alfio e Lorena, me li ricordo tre o quattro anni fa. Alfio veniva con la moglie una tipa simpatica ma legnosissima e Lorena con un suo amico un vecchio bavoso che smise prestissimo di ballare. Era uno che ci provava con tutte, stringeva e così fu automaticamente isolato. Lorena invece si continuò a vedere spesso alle milongas, e pure Alfio, che attaccava questioni per ogni cosa tanto che lo chiamavano Rummulo, ma senza moglie, si diceva si fossero separati. Poi ad un certo punto Alfio e Lorena erano sempre più spesso insieme, io non li conoscevo granché, qualche volta avevo ballato con Alfio ma non mi piaceva era troppo irruento. Invece ho incontrato Lorena in Argentina a Buenos Aires, mi salutava come fossimo grandi amiche, eppure ci conoscevamo appena di vista, era sempre appresso al gruppo dei maestri. Sempre più atteggiata. Una volta al ristorante insistette parecchio a che ci sedessimo con loro, ma noi avevamo finito e poi di stare con loro non avevo nessuna voglia. La sera stessa ci incontrammo di nuovo alla milonga ed il mio amico mi raccontò di averla sentita imprecare e minacciare di morte qualcuno al telefono. Javier era stupito e sorpreso perché urlava al telefono, era furibonda e poco dopo ballava come se nulla fosse accaduto.
-         Io pure mi ricordo di Alfio, in una lezione di Gavito a Milano, arrivò in ritardo e poi alla fine riuscì a litigare con gli organizzatori perché la lezione non gli era piaciuta o chissà cos’altro, proprio Rummulo come il borbottare di una pentola. Ti dirò che non mi aveva mai ispirato simpatia, anche se ci salutavano, non conoscevo neppure il nome prima di trovarlo in autostrada quella notte. E Lorena l’avevo vista solo in milonga una volta eravamo rimasti a parlare per un po’ e poi l’altra sera, quando è morta tentò di baciarmi, anzi mi baciò, mi disse che le piacevo molto.
-         E tu?
-         Io niente le ho detto che mi piaceva ballare con lei come con altre persone ma che non c’era nulla di altro, mi disse che le facevo capire altre cose che non si trattano le persone così insomma se ne andò stizzita. Rimasi ancora a guardare il mare e sono tornato a ballare quando ho sentito l’urlo. Piuttosto hai detto alla Polizia di questa cosa delle minacce di morte?
-         No, e che gli devo dire che un mio amico argentino ha sentito una italiana incazzata nera al telefono che minacciava chissà chi e chissà per quale motivo?
-         Hai ragione, non ha senso, però … puoi sapere quando è successa questa cosa? Ne possiamo parlare all’ispettore Dalbino, magari a lui può essere d’aiuto.
 
postato da: felipelcid alle ore 11:34 | link | commenti (6)
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